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MEMORIA DI UN NAVIGANTE.
A cura del Capitano Superiore Lungo Corso Comandante della Sidermar
Giorgio Dapelo
Aprile 1954, l’anno del mio primo imbarco su una nave mercantile, dopo i 28 mesi di servizio militare; era una motonave del tipo a shelter-deck, due corridoi per ogni stiva, costruita nel 1927 per conto di una Compagnia inglese, la “Silver Line” ed il suo nome era “Silver Giava”. Dopo la guerra, ormai vecchiotta, era stata acquistata da un armatore italiano che aveva cambiato bandiera e nome; a suo tempo era stata certamente una nave di prim’ordine, veloce, poteva sviluppare una velocità di oltre 14 nodi, particolarmente adatta per carichi di mercanzie generali, ogni stiva servita da due picchi di carico abbinati a verricelli elettrici.
La strumentazione per la navigazione comprendeva un cronometro, una bussola magnetica di governo, una bussola normale, un log walker Kherub, uno scandaglio meccanico tradizionale che poteva essere utilizzato soltanto a nave a lento moto, ed infine un radiogoniometro che allora poteva essere usato solo dall’Ufficiale RT.
Tutto qui (e siamo molto al di sotto degli standard mi¬nimi previsti attualmente per navi di quel tonnellaggio che era sulle 8.000 ton¬nellate di portata lorda).
Un’aggiunta: sestante e binocolo erano corredo indispensabile/obbligatorio di ogni Ufficiale di Coperta.
Eppure … girammo una buona parte di mondo: il Sud America, dall’Atlantico al Pacifico passando dallo Stretto di Magellano e canali interni; il Nord Europa, il Baltico ancora disseminati di campi minati.
A distanza di tanti anni e con l’esperienza “del poi”, non posso che ricor¬dare con ammirazione la professionalità del Comandante per la condotta della navigazione, oltre che per tutto il resto; praticamente il solo aiuto era dato dalla bussola magnetica, sestante e binocoli (e “orecchio” in tempo di nebbia).
Tutto iniziava dalla pianificazione delle rotte fatta in modo da avere il massimo possibile di punti di riferimento sicuri, da una stima accurata delle correnti e molte altre cose.
Durante la navigazione oceanica la routine giornaliera dei punti stellari all’alba e al tramonto, il punto di sole al mezzodì, e quando possibile le rette simultanee di Sole, Luna e Venere nel pomeriggio; sempre al sorgere e al tramonto l’azimut per controllare la variazione della bussola magnetica.
Spesso accadeva di non poter osservare per qualche gior¬no ed allora, prossimi all’atterraggio, pur di prendere il sole tra una nuvola e l’altra, magari con orizzonte non netto, ed avere almeno un’indicazione,si ammainava uno scalandrone per osservare quanto più vicino possibile al livello del mare ed avvicinare l’orizzonte più nitido. Sembrerebbe preistoria.
Oggi si naviga con Loran, Decca, GPS, sistemi di radio localizzazione continua con approssimazione di pochi metri, doppi radar anticollisione, si¬stemi di navigazione integrata, girobussole (due), giropilota, scandaglio, sol¬cometri elettromagnetici per l’abbinamento ai radar ARPA, solcometri ad ef¬fetto Doppler e … mi fermo qui.
Oggi, per chi va per mare, la posizione della nave, il «dove siamo?» è davvero un problema secondario, mentre in passato qualche atterraggio diventava un po’ un avvenimento ed anche una vittoria particolare. Eppure, dopo una vita trascorsa in mare, mi sento di dire con semplicità a coloro che intendono intraprendere questo mestiere, certamente duro ma gratificante se lo si fa con passione:
non sorvolate con sufficienza sull’argomento navigazione tradizionale forti di quanto la tecnologia oggi fornisce, perché, se è verissimo che per la navigazione negli ultimi trenta anni sono stati fatti passi avanti giganteschi, è altrettanto vero che le navi riservano sempre degli imprevisti, ed almeno una volta nella vita, vi capiterà di dover ripiegare sui metodi tradizionali. Bussola magnetica e sestante possono sembrare oggetti da museo, ma non vi tradiranno mai.
Con i migliori auguri. Genova 95661.
Uno che ha sempre navigato, dedicato ai futuri ufficiali.