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	<title>Quaderni Marinari &#187; Letture Moderna</title>
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	<description>guida tecnico-nautica</description>
	<lastBuildDate>Mon, 02 Nov 2020 11:52:12 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Pianificazione del viaggio transoceanico</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Oct 2020 17:06:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letture Moderna]]></category>

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		<description><![CDATA[ Pianificazione del viaggio transoceanico a cura del Comandante Renato Prolovich Le conoscenze tecniche necessarie per comandare oggi una nave oceanica nell’epoca dell’elettronica e della tecnologia semplificante possono sembrare, particolarmente ai giovani Ufficiali meglio preparati nelle nuove tecniche, facilmente e rapidamente acquisibili. In realtà per essere sicura guida di una nave sugli oceani, oggi come ieri, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><b><i> Pianificazione del viaggio transoceanico </i></b></p>
<p><b><i>a cura del Comandante Renato Prolovich</i></b></p>
<p>Le conoscenze tecniche necessarie per comandare oggi una nave oceanica nell’epoca dell’elettronica e della tecnologia semplificante possono sembrare, particolarmente ai giovani Ufficiali meglio preparati nelle nuove tecniche, facilmente e rapidamente acquisibili.</p>
<p>In realtà per essere sicura guida di una nave sugli oceani, oggi come ieri, c’è bisogno di una grande quantità e varietà di conoscenze che si vanno certo e rapidamente modificando nelle tecniche, ma sono sempre legate dal filo dell’esperienza e della prudenza.</p>
<p>Per affrontare un viaggio transoceanico con sicurezza ed efficienza, quindi anche con i migliori risultati economici &#8211; che sono poi in genere il metro di valutazione dei Capitani da parte delle Compagnie &#8211; bisogna considerare at­tentamente molte cose, di cui le principali sono le seguenti:</p>
<p>1)      le caratteristiche della nave;</p>
<p>2)      le sue condizioni;</p>
<p>3)      il livello delle sue dotazioni strumentali;</p>
<p>4)      la perizia tecnica di Ufficiali ed Equipaggio;</p>
<p>5)      la fiducia reciproca che deve esistere fra Comandante ed Ufficiali, particolarmente il Primo Ufficiale ed il Direttore di Macchina, ovvero fra il responsabile degli ordini e chi ne rende in pratica possibile l’esecuzione;</p>
<p>6)      il livello di familiarità con le zone di mare da attraversare o la assenza di precedenti esperienze specifiche di Comandante ed Ufficiali;</p>
<p>7)      la stagione dell’anno e la climatologia generale probabile nel corso del viaggio.</p>
<p>Per spiegare meglio i punti precedenti è utile ricorrere ad un esempio. Supponiamo dunque che ad un esperto Capitano, al comando di una medio-piccola portacontenitori normalmente adibita al trasbordo fra i porti del Mediterraneo (feeder service), venga ordinato di partire da Genova per Halifax, Nuova Scozia, con un carico completo di contenitori per iniziare laggiù il medesimo servizio feeder con il porto di Boston.</p>
<p>Supponiamo che la stagione sia il mese di marzo, uno dei peggiori dal punto di vista meteorologico in Nord Atlantico.</p>
<p>Il Capitano ovviamente conosce bene la sua nave, ne sa anche i difetti ed è al corrente delle sue condizioni, particolarmente per quanto riguarda l’appa­rato motore, l’integrità dello scafo, la completezza delle dotazioni di sicurezza e delle attrezzature di navigazione e di telecomunicazioni.</p>
<p>Supponiamo che la nave, pur essendo di stazza ridotta e impiegata da anni esclusivamente in Mediterraneo, sia in buone condizioni generali e fornita delle prescritte dotazioni di sicurezza per la navigazione oceanica.</p>
<p>Questa ultima condizione viene data per scontata nell’esempio, anche se purtroppo troppo spesso accade il contrario; però la discussione di questo punto ci porterebbe troppo lontano dagli scopi di questa breve nota.</p>
<p>La nostra nave ha dunque le carte in regola. Unico problema, l’equipaggio abituato da anni al Mediterraneo, ed in qualche caso del tutto estraneo all’Oceano.</p>
<p>Poiché la navigazione in tardo inverno su una delle più delicate fra le grandi rotte commerciali del globo è cosa radicalmente diversa dalla prece­dente attività mediterranea della nave, sarà importante che ogni uomo a bordo sia posto al corrente, per quanto di sua competenza, della maggior cura dei particolari che è richiesta a tutti navigando su rotte impegnative.</p>
<p>Come aneddoto tratto dall’esperienza personale di chi scrive, dirò che sui grandi transatlantici della Linea del Nord America, dove gli equipaggi erano consci della furia dei cattivi tempi di quella rotta, raramente si avevano gravi inconvenienti dovuti a trascuratezze, anche nelle più critiche condizioni.</p>
<p>Sui transatlantici diretti in Argentina, invece, su di una rotta dove il cattivo tempo è una rarità, quasi ogni seria burrasca che si incontrasse nottetempo causava per esempio incredibili guai nei saloni, nelle cucine e nelle sale ristorante, con ecatombe di stoviglie. Semplicemente succedeva che il personale, più frequentemente quello Alberghiero ma non solo esso, dimenticava facil­mente, dopo settimane di bel tempo, di cautelarsi contro gli improvvisi scherzi del mare.</p>
<p>Questo credo illustri bene quanto sia importante che un Capitano sappia informare il suo equipaggio, specialmente quando si possono prevedere grandi cambiamenti rispetto alla “routine”, dei nuovi aspetti della situazione.</p>
<p>Bisogna soprattutto saper rivolgersi a tutti, perché su di una nave anche il gatto ha un ruolo, e potrebbe essere cruciale in particolari situazioni, anche il suo ruolo di gatto.</p>
<p>Tornando al nostro caso, sarà specialmente necessaria una riunione di Stato Maggiore, nel corso della quale il Capitano informerà delle caratteristi­che del viaggio e sarà informato dai vari Capi Servizio su eventuali problemi tecnici da risolvere prima della partenza, con i mezzi di bordo o ricorrendo all’Ufficio Tecnico della Compagnia.</p>
<p>Potranno sorgere ad esempio problemi di combustibile, data la novità della lunghezza del viaggio, dell’ordine delle 4 mila miglia contro le poche centinaia delle traversate precedenti.</p>
<p>Potrà essere necessario, a questo riguardo, il ricorso a depositi di bunker raramente o quasi mai utilizzati, che potrebbero avere ad esempio problemi di riscaldamento o di tenuta di valvole.</p>
<p>Dovranno farsi accurate simulazioni delle condizioni di stabilità all’arrivo, tenendo conto dei consumi anche avendo presente la possibilità di tempo particolarmente avverso. Su questa rotta infatti una nave medio piccola di scarsa potenza può incontrare condizioni che allunghino la durata dei viaggio anche del 25%.</p>
<p>Nel calcolo della stabilità dovrà tenersi conto della possibilità di incontrare condizioni di forte freddo con rischio di ghiaccio e neve sulle sovrastrutture. Su una copertata di contenitori di una nave lunga circa 150 metri possono in­fatti depositarsi in una notte anche 2-300 tonnellate di ghiaccio ad un’altezza di oltre 10 metri dal piano coperta! Il personale responsabile dovrà essere al corrente che passando dalla Corrente del Golfo alle acque costiere Nord Americane, in inverno, si possono avere cadute di temperature tali da passare da clima temperato a condizioni artiche in poche ore e delle conseguenze po­tenziali di questo fatto su molte apparecchiatura di bordo.</p>
<p>In corso di viaggio, avvicinando la zona fredda, si seguiranno le previsioni meteo in particolare anche per questo rischio, in modo da essere all’occorren­za pronti all’intercettazione dei tubi di acqua dolce in coperta e al riscaldamen­to di ogni macchinario o deposito che abbia tale esigenza.</p>
<p>Occorrerà essere anche certi del funzionamento del riscaldamento dei cri­stalli di plancia, perché una ghiacciata improvvisa potrebbe rendere impossibi­le la vista dall’interno del ponte di Comando.</p>
<p>Sarà necessario informarsi dettagliatamente sulle disposizioni e obblighi imposti alle navi dalle leggi del porto di destino, non essendo questo uno scalo abituale.</p>
<p>Al riguardo sarà opportuno informarsi presso gli agenti locali, prima di iniziare il viaggio.</p>
<p>La massima cura sarà pure riservata al controllo ed eventuale rinnovo della cartografia e delle pubblicazioni nautiche riguardanti la rotta da seguire. La cartografia deve essere <span style="text-decoration: underline;">completa delle carte particolari</span> delle zone più impor­tanti e di quelle di atterraggio.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Prima della partenza</span> si dovrà leggere almeno a grandi linee un <span style="text-decoration: underline;">buon porto­lano della zona di arrivo, aggiornato all’ultimo avviso</span>, per avere chiare le principali disposizioni per l’atterraggio, la disposizione delle “landing lanes”, i mezzi di comunicazione con i Piloti (oggi sempre più via Telex o Fax), i ca­nali VHF e gli obblighi di comunicazione preventiva con i servizi guardacoste ed ogni altra informazione e prescrizione, ad esempio di carattere nautico e militare, che se non conosciute o apprese troppo tardi potrebbero causare se non gravissimi pericoli certamente disguidi e ritardi anche pesanti all’arrivo.</p>
<p>Nel corso del viaggio ci sarà poi tempo di leggere tutte le informazioni meno urgenti disponibili a bordo e studiarsi con cura le carte nautiche.</p>
<p>Estrema importanza, come è ovvio, è la certezza della buona efficienza degli strumenti e degli aiuti alla navigazione. In particolare dovranno funzio­nare perfettamente i due radar, il GPS, il ricevitore fax delle previsioni del tempo e quello degli avvisi ai naviganti. Ed in ultimo il buon vecchio sestante dovrà essere a bordo, assieme alle effemeridi nautiche dell’anno, ed essere soprattutto in buone condizioni.</p>
<p>Se la nave è dotata di moderno sistema di navigazione computerizzata su carte elettroniche, sarà molto importante che il Comandante personalmente prepari accuratamente il piano di viaggio, assieme all’Ufficiale incaricato, e non sarà prudente adoperare carte elettroniche fatte a mano da ignoti.</p>
<p>In caso di uso di carte riprodotte a bordo, queste saranno eseguite dal Comandante o da un Ufficiale di sua assoluta fiducia, ovvero saranno solo pro­dotti certificati di Enti responsabili che ne garantiscano la conformità all’origi­nale idrografia.</p>
<p>Particolare cura, prima della partenza per un viaggio così impegnativo, con una medio-piccola portacontenitori a pieno carico, sarà posta nel controllo della “rizzatura” del carico. Tutte le rizze in coperta dovranno essere control­late una per una, per verificarne il corretto montaggio e l’integrità.</p>
<p>L’importanza di questo controllo è grandissima in ogni circostanza, ma ovviamente è cruciale nel nostro esempio per quanto già detto, essendo la na­ve e il suo equipaggio alle prese con un cambio di rotte cosi radicale.</p>
<p>Una volta eseguito tutto quanto sopra ricordato, fatti i dovuti controlli e le eventuali necessarie riparazioni, imbarcati carico, rifornimenti e attrezzature necessarie, la nave potrà partire ed il Comandante avrà la consapevole professionale fiducia di poter compiere un viaggio in sicurezza, ossia per quanto possibile immune da pericoli la cui origine risalga a trascuratezze.</p>
<p>Per quanta riguarda invece le rotte da seguire, il Comandante avrà natu­ralmente tracciato una rotta di massima, sulla base delle sue precedenti espe­rienze dirette o, in mancanza di queste, delle notizie tratte dai portolani riguardanti le zone da attraversare.</p>
<p>Dai buoni portolani, attentamente consultati, potrà trarre molte delle infor­mazioni necessarie sulle zone da attraversare che non sarebbe possibile acquisire altrimenti: climatologia, correnti marine, caratteristiche prevalenti e percorsi medi di eventuali grandi perturbazioni a carattere stagionale come ad esempio gli uragani.</p>
<p>Sulla base di questi elementi di conoscenza traccerà la rotta di massima che naturalmente sarà in rapporto immediato e diretto con le dimensioni, le caratteristiche e le condizioni di carico della nave.</p>
<p>Valuterà l’opportunità di seguire rotte ortodromiche, lossodromiche o mi­ste, o rotte magari più lunghe ma più convenienti per effettive condizioni favo­revoli di elementi meteorologici e di corrente.</p>
<p>Fatto questo, il marinaio esperto avrà sempre presente il valore molto relativo della statistica climatologica: sarà quindi in ogni momento pronto a modi­ficare la sua rotta tenendosi costantemente al corrente delle condizioni effetti­ve prevedibili.</p>
<p>Poiché il tempo è rapidamente mutevole, altrettanto pronto a contromisure deve essere il buon Capitano e questo è oggi, nell’era dei satelliti meteo, age­volmente realizzabile.</p>
<p>A questo fine è indispensabile disporre a bordo di una ricevente fax simile meteo e consultare attentamente i programmi di trasmissione delle stazioni che coprono le zone del viaggio.</p>
<p>Per un viaggio sicuro e responsabilmente condotto, soprattutto nelle acque del Nord Atlantico in inverno, ma in genere ovunque, a mio avviso è indispensabile disporre giornalmente e studiare attentamente almeno le seguenti cartine:</p>
<p>a) una previsione settimanale per la grande pianificazione, aggiornata e trasmessa giornalmente o a giorni alterni dalle grandi stazioni meteo;</p>
<p>b) una previsione a tre giorni di superficie;</p>
<p>c) una previsione delle variazioni di pressione a 24 ore;</p>
<p>d) una previsione di superficie a 24 ore;</p>
<p>e) un paio di analisi in superficie al giorno;</p>
<p>f) una carta della situazione delle correnti, trasmessa due volte la settimana;</p>
<p>g) una previsione delle grandi correnti in altitudine.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In questo modo il Comandante, se dotato di adeguate conoscenze di meteorologia generale, sarà in grado di navigare sfruttando al meglio le circo­stanze, evitare per quanto possibile il tempo cattivo ed anzi sfruttare a suo vantaggio le condizioni atmosferiche per accelerare il viaggio e diminuire i costi.</p>
<p>La navigazione oceanica, oggi, ha certamente perduto le difficoltà legate alla determinazione del punto nave in situazioni sfavorevoli e quindi sembra diventata molto più facile e alla portata di tutti.</p>
<p>In realtà come sempre accade, superata una millenaria difficoltà, al Navi­gante sono state avanzate altre richieste, per soddisfare le quali le difficoltà si sono semplicemente ricreate in altri ambiti.</p>
<p>Oggi non ci si aspetta più che la nave parta e arrivi, a discrezione del Co­mandante, comunque purché arrivi. Occorre arrivare in orario, a volte con tolleranze di una o due ore su traversate anche di settimane, il tutto in maniera economica, ovvero con i consumi il più possibile ridotti.</p>
<p>È per questa ragione che, pur enormemente aiutato dalla tecnologia, essere oggi un buon Capitano è sempre difficile come prima, appassionante come prima, misconosciuto da tutti come prima, salvo che dai veri ed onesti mari­nai, che sanno quanto è sempre costato l’andar per mare.</p>
<p>Perché il mare è sempre là, sempre il medesimo, pronto a colpire chi lo prenda sottogamba, ma fonte di soddisfazioni personali gratificanti per tutti coloro che cercano di domarne i pericoli e capirne i segreti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Se queste righe saranno riuscite a dare a qualche giovane il senso della se­rietà del lavoro del mare, attraverso la descrizione di uno dei suoi mille aspetti &#8211; la preparazione di un viaggio &#8211; avrò raggiunto il mio scopo. Il mare non è più, se mai lo è stato, il mitico luogo dell’avventura. È però sempre una palestra di vita e di forza con pochi uguali nelle altre professioni. </b></p>
<p><b>Buona fortuna ai giovani ancora capaci di sentirne l’attrazione e assecon­darla. Ne avranno in cambio molte occasioni per essere orgogliosi di se stessi. </b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Un tempo era arte Navale</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Sep 2012 17:29:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letture Moderna]]></category>
		<category><![CDATA[Moderna]]></category>

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		<description><![CDATA[APPROFONDIMENTI E INTEGRAZIONI AL CAPITOLO XI PIANIFICAZIONE ED ESPERIENZE DEI COMANDANTI 7. UN TEMPO ERA ARTE NAVALE. ovvero la possibile trasformazione del navigante nel corso degli anni A cura del Capitano di Lungo Corso Mario Sincich Buongiorno, dopo pi&#249; di 40 anni di attivit&#224; mi sento di scrivere alcune riflessioni che la mia lunga esperienza [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>APPROFONDIMENTI E INTEGRAZIONI AL CAPITOLO XI<br />
	</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>PIANIFICAZIONE ED ESPERIENZE DEI COMANDANTI</p>
<p>	</strong></p>
<p>7. UN TEMPO ERA ARTE NAVALE.</p>
<p>	ovvero la possibile trasformazione del navigante nel corso degli anni</p>
<p>	A cura del Capitano di Lungo Corso </p>
<p style="text-align: right;"><strong>Mario Sincich <br />
	</strong></p>
<p>Buongiorno, <br />
	dopo pi&ugrave; di 40 anni di attivit&agrave; mi sento di scrivere alcune riflessioni che la mia lunga esperienza mi ha portato a fare durante tutto questo tempo:<br />
	quando cominciai, nel lontano 1966, anno della mia promozione al Nautico di Genova, mi ritrovai, durante il servizio militare quale allievo Ufficiale di complemento presso l&rsquo;Accademia Militare di Livorno, a diretto contatto con la dura vita dei marinai di una volta. Una vita fatta di fatiche e duri sacrifici, solo marginalmente vissuta come quella delle vere navi a vela: un assaggio che mi ha fatto pensare che pochi della mia generazione avrebbero potuto sostenere.<br />
	A quel tempo mi dicevo: ormai sono tempi passati (nemmeno da tanto) e la vita adesso &egrave; cambiata!<br />
	Ci si &egrave; fatti l&rsquo;esperienza! &#8230; s&igrave; ma &egrave; tempo di voltare pagina!<br />
	Nel 1969 approdai alle navi che fanno ancora parte del mondo di oggi anche se in progressiva estinzione poich&eacute; quasi radicalmente superate dal progresso. Ricordo i primi imbarchi sulle navi a carico generale con 6 stive e fino a 30 bighi (picchi di carico), adibite a rotte che toccavano l&rsquo;Africa, l&rsquo;India, il Bangladesh, il Pakistan, Singapore, Hong Kong, Giappone, Corea, Taiwan, Australia, Nuova Zelanda, e la Cina. Le merci erano le pi&ugrave; disparate, ognuna con le sue caratteristiche e necessit&agrave; di stivaggio: trattori, bobine di cavi, locomotive, camion, riso, canapa, filati, amianto, rame, olio lubrificante, olio commestibile, lattice, corna di animali non pulite della carne, cannella, th&egrave;, cocco, casse di tutti i generi, materiale cantieristico, marmo in blocchi squadrati e in pietre, auto, containers (i primi), legname catramato e grezzo, vetri e specchi in casse, cartoni, casse, bauli, rottami, parti di ricambio, spezie e profumi, e poi materiale inquinante, velenoso, ossidante, infiammabile, &hellip; petardi e mi fermo qui altrimenti chi mi legge rischia di addormentarsi. <br />
	Quanta esperienza come Super-cargo (pi&ugrave; di 12 anni effettivi), e la passione per questa attivit&agrave; mi hanno impegnato giorno e notte fisicamente e con il cervello nel continuo assillo di non contaminare la merce, non danneggiarla, mantenere i livelli di sicurezza richiesti dalla nave, pensare a come stivarli, come imbarcarli, sbarcarli, etc.! Quanti sacrifici in navigazione in 3a e 1a guardia, in porto 24 ore su e gi&ugrave; per le stive con il solo aiuto del 3&deg; ufficiale &hellip; salvo rari momenti, sempre a bordo per tutto il periodo di imbarco. Bruciato dal sole dei tropici e dell&rsquo;equatore e poi raffreddato dai climi freddi giapponesi e nord europei &#8230; Come me quanta gente a seguire un lavoro tanto faticoso quanto mai uguale! &#8230; ma sempre all&rsquo;aria aperta che, eccezion fatta per gli olezzi dei porti pi&ugrave; arretrati (quasi tutti), una per tutte l&rsquo;inconfondibile puzza delle farine di pesce cadute tra le rotaie delle gru e putride per il caldo e le piogge(chiss&agrave; quanti di voi ricorderanno bene quel &ldquo;profumo caratteristico&rdquo;).<br />
	Poi venne l&rsquo;era dei traghetti, arie asfissianti del garage, trailers, mafi, trattori, ancora rame in barre e catodi. E grandi fork lifts in grado di alzare containers di 30 ton come se fossero fuscelli&hellip;&hellip;<br />
	Ancora richiesta di attivit&agrave; di pianificazione e tanto mare: bello o brutto, ma sempre per mare.<br />
	Finalmente, dopo tanti anni ci si &egrave; fatti l&rsquo;esperienza! &hellip; s&igrave; ma &egrave; tempo di voltare pagina!<br />
	Nel frattempo ha preso il via il container! Cambia tutto: si passa da ogni tipo di merce a &ldquo;scatole&rdquo; di 6 0 12 metri, con molte meno esigenze, ma su navi completamente cambiate dal punto di vista strutturale: si parla di guide, slots, e coordinate! Il calcolo di stabilit&agrave; che sulle navi a merce varia si faceva con l&rsquo;ausilio di uno strumento (stabilometro) alla partenza per il viaggio ed a fine caricazione, ora viene richiesto alla partenza da ogni porto e, viste le LOA sensibilmente aumentate e pi&ugrave; simili alle bulk carriers e petroliere, ora compaiono gli stresses &hellip; da tenere sotto stretto controllo ad ogni porto, prima con interminabili calcoli fatti a mano o con l&rsquo;ausilio delle prime calcolatrici; io avevo, ho ancora, una Casio che funziona in Basic programmabile facendo risparmiare svariate ore di lavoro e sopra tutto riducendo di molto la possibilit&agrave; di errori.<br />
	Ecco che, fatte salve le ferree regole che impongono i carichi pericolosi ed i frigoriferi, ora si tratta di scatole: stabilit&agrave;, pescaggi, stresses, e sempre per mare. Soste limitate dal progresso, giro mondo in 76 giorni, con 20-22 porti, fino a 190 ton/die di fuel bruciate nelle caldaie e medie di 24 nodi &#8230;<br />
	In partenza da Zeebrugge o Wellington per la traversata si organizza la lettura contemporanea dei 6 pescaggi; per il controllo della pesatura nave si allentano i cavi e si riempiono le casse di stabilit&agrave; per controllare il GM; poi all&rsquo;arrivo in Australia, a Freemantle, la &ldquo;barra&rdquo; ci costringe a vuotare gran parte dell&rsquo;acqua dolce dal gavone di poppa per entrare in porto con 50 cm di stabilit&agrave;.<br />
	Nel 1995, dopo essere stato mandato ad Amburgo a ritirare una nave precedentemente polacca, ho avuto anche la soddisfazione, grazie alle mie conoscenze di programmazione, di preparare per essa e la sua gemella, con l&rsquo;aiuto del Prof Stenner del Nautico di Trieste, il programma per il calcolo di stabilit&agrave; pescaggi e stresses, programma poi approvato dal R.I.Na. per utilizzo ufficiale.<br />
	Ed ecco fatta una nuova esperienza! &#8230; s&igrave; ma &egrave; tempo di voltare pagina!<br />
	Nel 1995 rientro in un programma di &ldquo;prestito di personale&rdquo; tra Societ&agrave; consorelle per cui mi si chiede di organizzare la caricazione su navi multipurpose (merce varia e containers) dal mediterraneo al Sud America occidentale. Che bello, quanto &egrave; interessante e coinvolgente: si lavora ancora con i piani fatti a matita, ci si sposta da una citt&agrave; all&rsquo;altra seguendo la nave e si controlla la caricazione della nave fianco a fianco al personale portuale. Spagna, Francia, Italia, di nuovo fatica, ma quanta soddisfazione alla fine! <br />
	Purtroppo &ldquo;di un bel piano di carico non fu mai scritto!!!&rdquo;<br />
	Nel 1996 abbandono definitivamente la navigazione per seguire la mia passione: svolgere attivit&agrave; di planner caricare le portacontainers sempre pi&ugrave; grandi , attivit&agrave; che non si limita pi&ugrave; ad una nave sola (quella su cui si naviga) ma che ora viene richiesta per organizzare pi&ugrave; caricazioni contemporaneamente: l&rsquo;attivit&agrave; di shipplanner e yardplanner al Terminal svolta per 6 anni &frac12; al Voltri Terminal Europa mi concede una vita vicino casa e non mi richiede pi&ugrave; di solcare i mari: <br />
	non vedr&ograve; pi&ugrave; quelle meravigliose albe dell&rsquo;oceano indiano, oppure i reef dell&rsquo;Africa orientale belli e pericolosi, non pi&ugrave; arrivi nella suggestiva Hong Kong, non pi&ugrave; trafficate file indiane nel Shimonoseki Kaykio, o nei paraggi di Singapore e Nord Europa, n&eacute; Panama, con il fascino dei suoi trenini. Non pi&ugrave; cieli plumbei nella Malacca e non pi&ugrave; pirati. Non pi&ugrave; maltempi a sud dell&rsquo;Alaska, o depressioni tropicali o monsone e fusi orari in avanti e indietro &hellip; il giro mondo fatto per una quindicina di volte non mi far&agrave; pi&ugrave; portare l&rsquo;orologio indietro di un giorno&#8230; per ripetere la stessa data. Non pi&ugrave; notti senza luna in mezzo ad un oceano altrettanto scuro fatta eccezione per quei due meravigliosi, fluorescenti &ldquo;baffi&rdquo; creati dal plankton disturbato dalla prua che ineducata solca le acque verso l&rsquo;incomprensibile meta che non ha mai fine.<br />
	Ora turni giorno e notte per 362 1/2 giorni l&rsquo;anno: escluso Natale, mezza giornata capodanno, 1 maggio.<br />
	Navi su navi, piccole, grandi, feeders, oceaniche: tecniche e problematiche di stoccaggio contenitori a piazzale, sequenze di sbarco/imbarco e strutture nave sempre diverse ed esigenze diverse. Calcoli di rese sempre accertati, trasferimenti di personale da una nave all&rsquo;altra o sul piazzale per il miglior utilizzo possibile, e sopra tutto contatti con svariati planners dislocati ovunque nel mondo e con la pi&ugrave; disparata conoscenza dell&rsquo;inglese. Si mastica spagnolo e francese, giusto il necessario per capirsi, Oxford &egrave; lontana, ma la regola per noi marinai dell&rsquo;arrangiarsi sempre, &egrave; materia che le universit&agrave; dovrebbero prendere in considerazione e richiederne le tesi.<br />
	Ed ecco fatta una nuova esperienza! &hellip; s&igrave; ma &egrave; tempo di voltare pagina!<br />
	In questi ultimi anni si sono venuti a creare un po&rsquo; ovunque nel mondo dei centri chiamati &ldquo;Tonnage Center&rdquo; ove dei planners operano l&rsquo;attivit&agrave; su pi&ugrave; navi contemporaneamente, senza muoversi dall&rsquo;ufficio.<br />
	Nel 2002 abbandono il Terminal (le notti sono estenuanti) ed i ritmi di lavoro stridono con la scarsit&agrave; di personale facendo diventare la vita a volte insopportabile.<br />
	Il salto di qualit&agrave; lo far&ograve; questa volta andando a fare il planner di linea per un Joint di 5 Societ&agrave; a livello mondiale, le cui navi -12 prima e 7 poi- pi&ugrave; grandi, sono impiegate tra il Mediterraneo e il Sud-Est America.<br />
	Ora il &ldquo;puzzle&rdquo; dipende principalmente da me: la caricazione, le soste in porto, i ristivaggi, l&rsquo;ottimizzazione nave, i &ldquo;pericolosi&rdquo;, i frigoriferi, i carichi break/bulk, la stabilit&agrave;, gli stresses, la velocit&agrave;, i consumi, lo scambio di porti e/o l&rsquo;omissione per l&rsquo;insorgere di inaspettati problemi (scioperi, rotture gru, maltempi , congestioni etc) dipendono da me. <br />
	Io devo valutare il tutto e proporre ai Partners quali possono essere le soluzioni possibili e migliori dal punto di vista dei costi, dei consumi, dell&rsquo;immagine, e del mantenimento dell&rsquo;itinerario. Senza ovviamente tralasciare la collaborazione con il Comando nave. Un lavoro che impegna molto, se fatto seriamente, in cui la parola disponibilit&agrave; assume quasi pi&ugrave; importanza delle esigenze familiari.<br />
	Il contatto via e-mail con i Partners, i terminals, i comandanti e le agenzie ci fa vivere e &ldquo;conoscere&rdquo; persone che non abbiamo mai visto e forse mai vedremo, in una &ldquo; comune intesa&rdquo; che porta alla collaborazione ed al risultato finale! Bellissimo!<br />
	Approdare all&rsquo;Ufficio JOCO GOA (Joint Coordination Office in Genoa) mi porta al top della conoscenza dell&rsquo;esperienza e, fiore all&rsquo;occhiello dell&rsquo;Azienda, mi fa piano piano crescere la consapevolezza che nel mio lavoro vi sono tante e tali variabili che mai nessun programma di computer, almeno per le capacit&agrave; ed attrezzature attualmente disponibili, sar&agrave; in grado di sopperire il lavoro dell&rsquo;uomo-planner!<br />
	Questa &egrave; un&rsquo;altra rivincita sul progresso che tenta inesorabilmente di soppiantare l&rsquo;homo sapiens !<br />
	Ed ecco fatta una nuova esperienza! &hellip; s&igrave; ma &egrave; tempo di voltare pagina !<br />
	S&igrave; perch&eacute; il mondo si evolve, si profila la nuova tipologia di lavoro per il planner: lavoro ovunque ci si trovi !<br />
	In effetti cellulare, e-mail, computer portatile, banda larga, non richiedono pi&ugrave; la presenza in Ufficio!<br />
	Ma forse corro troppo adesso: i vecchi concetti del lavoro e la diffidenza radicata nella classe dirigente italiana vogliono ancora la presenza in ufficio: in Inghilterra, ed altri Paesi Europei sono gi&agrave; pi&ugrave; avanti in tal senso poich&eacute; viene considerato il risultato del lavoro svolto anzich&eacute; le ore in cui si &egrave; stati impegnati per svolgerlo: ma questi sono altri argomenti , &hellip; questa &egrave; un&rsquo;altra storia!<br />
	Ed ecco fatta una nuova esperienza! &#8230; s&igrave; ma &egrave; tempo di voltare pagina!<br />
	Scusate, mi sono sbagliato, io ho finito!<br />
	Lascio a qualcun altro probabilmente pi&ugrave; bravo di me e pi&ugrave; all&rsquo;avanguardia, senz&rsquo;altro pi&ugrave; giovane, il compito di continuare a scrivere questa storia: a parte qualche possibile attivit&agrave; di consulenza penso di non poter ulteriormente ampliare la mia esperienza che a dire il vero mi comincia a pesare, in quanto fa a pugni con i vecchi concetti di chi dovrebbe maggiormente considerare il Capitano come una opportunit&agrave; per avvalersi di esperienza, correttezza nel lavoro, capacit&agrave; decisionale, e capacit&agrave; di superare gli imprevisti, specialit&agrave; di cui &egrave; dotato per sua stessa natura: altrimenti non sarebbe un navigante!</p>
<p>	Un ringraziamento ai Docenti del Nautico di Genova dove ho studiato con profitto e fino al diploma.</p>
<div class='shareaholic-canvas' data-app-id='489106' data-app='share_buttons' data-title='Un tempo era arte Navale' data-link='https://www.quadernimarinari.it/2012/09/un-tempo-era-arte-navale/' data-summary=''></div>]]></content:encoded>
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		<title>L’organizzazione del ponte: un approccio funzionale</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Apr 2012 10:54:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letture Moderna]]></category>

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		<description><![CDATA[del Capitano Lungo Corso Senior Instructor CSMART: Centre simulator Maritime Training &#8211; Nederlands. &#160; Gabriele Petruzzelli &#160; L&#8217;International Maritime Organization (IMO) introduce la sicurezza della navigazione marittima nel seguente modo: &#8220;L&#8217;industria marittima &#232; forse la pi&#249; internazionale di tutte le grandi industrie al mondo ed &#232; anche una delle pi&#249; pericolose&#8221;. Recenti dati e statistiche [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div align="JUSTIFY">del Capitano Lungo Corso Senior Instructor CSMART: Centre simulator Maritime Training &#8211; Nederlands.</div>
<div align="JUSTIFY">&nbsp;</div>
<div align="JUSTIFY"><i><b>Gabriele Petruzzelli</b></i></div>
<div align="JUSTIFY">&nbsp;</div>
<div align="JUSTIFY">L&rsquo;International Maritime Organization (IMO) introduce la sicurezza della navigazione marittima nel seguente modo: &ldquo;L&rsquo;industria marittima &egrave; forse la pi&ugrave; internazionale di tutte le grandi industrie al mondo ed &egrave; anche una delle pi&ugrave; pericolose&rdquo;.</div>
<div align="JUSTIFY">Recenti dati e statistiche avvalorano sempre di pi&ugrave; quanto sopra citato portando alla luce come comune denominatore della maggior parte degli incidenti il fattore umano.</div>
<div align="JUSTIFY">Articolate teorie sulla gestione della sicurezza in sistemi complessi, quale &egrave; quello marittimo, sono continuamente elaborate da esperti del settore in modo tale da poter identificare in primo luogo gli effetti e successivamente definire le cause degli errori commessi durante una specifica operazione. Lo scopo finale &egrave; ovvio ed &egrave; quello di poter implementare delle contromisure tali da poter &ldquo;prevenire&rdquo; e sottolineo &ldquo;prevenire&rdquo; possibili incidenti.</div>
<div align="JUSTIFY">Traducendo liberamente quanto James Reason (professore emerito dell&rsquo;Universit&agrave; di Manchester) ha detto e sostiene da decenni: &ldquo;I luoghi di lavoro e le organizzazioni sono pi&ugrave; semplici da gestire rispetto alle menti dei singoli lavoratori. Non possiamo cambiare la condizione naturale della mente umana ma, possiamo cambiare le condizioni sotto le quali la gente lavora&rdquo;.</div>
<div align="JUSTIFY">Questa frase rappresenta le fondamenta di una nuova filosofia operativa finalmente riconosciuta anche a livello internazionale marittimo. La recente conferenza diplomatica di Manila (Filippine) avvenuta lo scorso giugno 2010, i cui emendamenti al codice STCW 95 entreranno in forza dal 1 gennaio 2012 introduce di fatto sensibili cambiamenti nel campo dell&rsquo;addestramento e qualificazione dei marittimi sia dal punto di vista tecnico (sistemi integrati di navigazione, ECDIS) che da quello organizzativo dove, nuove abilit&agrave; sono richieste agli ufficiali di coperta. La comprova sono le pi&ugrave; stringenti metodologie richieste per la valutazione di queste nuove abilit&agrave; e cio&egrave; i simulatori marittimi. In questa nuova ottica essi entreranno a far parte di un percorso educativo diverso che si inspira a filosofie addestrative di tipo aeronautico.</div>
<div align="JUSTIFY">&Egrave; l&rsquo;impronta gestionale, data dalla conferenza alle nuove abilit&agrave; che i marittimi dovranno dimostrare di possedere, che si rivela come uno dei capisaldi che hanno portato grandi organizzazioni del settore marittimo (industria crocieristica), ad anticipare i tempi e a sostituire sui loro ponti di commando una struttura di tipo &ldquo;tradizionale&rdquo; basata sulla relazione: grado di bordo/incarico, con una pi&ugrave; &ldquo;flessibile&rdquo; basata su incarichi funzionali.</div>
<div align="JUSTIFY">Con la pressione commerciale nell&rsquo;operare navi passeggeri sempre pi&ugrave; grandi all&rsquo;interno di piccoli porti, spesso con margini operativi ridotti al minimo, diventa essenziale sia nella fase di navigazione in mare aperto che successivamente nell&rsquo;approccio e ormeggio che la manovra venga condotta precisamente e senza errori. D&rsquo;altro canto garantire prestazioni prive di errori &egrave; umanamente inconcepibile (&egrave; insito nella natura dell&rsquo;essere uomo).</div>
<div align="JUSTIFY">Ecco appunto sorgere la necessit&agrave; di creare una rete di sicurezza attorno alla persona che conduce la navigazione in modo da poterne prevenire i possibili errori prima che tali errori possano causare delle serie conseguenze.</div>
<div align="JUSTIFY">Uno dei principi fondamentali risulta perci&ograve; che le azioni da intraprendere vengano verificate prima della loro esecuzione da un&rsquo;altra persona. Tale verifica ha una efficacia tanto maggiore quanto pi&ugrave; elevata &egrave; l&rsquo;esperienza della persona che la conduce, fermo restando che la persona che verifica deve sempre essere in grado di dimostrare la propria autorevolezza nel caso noti che un&rsquo;azione non sicura stia per essere ordinata.</div>
<div align="JUSTIFY">Tale struttura porta a muovere il comandante da una posizione tradizionale di puro operatore, si pensi a tutte le fasi di arrivo e partenza, ad una posizione pi&ugrave; arretrata e rialzata (anche nel senso letterario della parola) rispetto al Team che sta conducendo la navigazione.</div>
<div align="JUSTIFY">Nell&rsquo;ottica di questo sistema una dettagliata definizione dei compiti che ogni singolo membro del team deve svolgere &egrave; fondamentale e deve essere pre-stabilita (e resa comune all&rsquo;interno di una singola flotta). Ci&ograve; facilita la standardizzazione dell&rsquo;intera operazione ed una pi&ugrave; spedita ed efficiente assegnazione delle responsabilit&agrave; durante le single manovre, consentendo alla fine una semplice coordinazione dell&rsquo;equipaggio sul ponte. Le funzioni base all&rsquo;interno In questo sistema sono le seguenti:</div>
<ul>
<li>
<div align="JUSTIFY">Navigatore (Navigator), colui che conduce puramente la navigazione, gestendo l&rsquo;anticollisione (COLREGS) e seguendo il piano approvato.</div>
</li>
<li>
<div align="JUSTIFY">Co-Navigatore (Co-Navigator), colui che monitora il Navigatore affinch&eacute; segua il piano approvato, suggerendo eventuali variazioni contingenti. Egli verifica inoltre ogni cambiamento di stato della nave (rotta, velocit&agrave;, etc.) ordinato dal Navigatore attraverso un controllo incrociato degli ordini.</div>
</li>
<li>
<div align="JUSTIFY">Amministratore (Administrator), colui che si occupa di gestire tutte le distrazioni (telefonate, allarmi, etc.) in modo tale da consentire al Navigatore e Co-Navigatore di proseguire indisturbati.</div>
</li>
<li>
<div align="JUSTIFY">Direttore delle Operazioni (Operation Director), colui che riveste il ruolo di leader, monitorando la navigazione attraverso una visione a trecentosessanta gradi dell&rsquo;operazione. Una sorta di &ldquo;Maestro&rdquo; che dirige l&rsquo;orchestra coordinandone i singoli membri.</div>
</li>
</ul>
<div align="JUSTIFY">&nbsp;</div>
<div align="JUSTIFY">Il direttore delle operazioni si assicura che il carico di lavoro di ogni membro del team rimanga equilibrato provvedendo anche ad assegnare nuovamente singoli compiti se qualcono dovesse divenire eccessivamente oberato dai propri compiti. Con il comandante nel ruolo di Direttore delle Operazioni, mentre egli provvede a mantenere la fluidit&agrave; della manovra, non avr&agrave; esitazioni ad intervenire nel caso lo reputasse necessario.</div>
<div align="JUSTIFY">&nbsp;</div>
<div align="JUSTIFY">Insieme alla pre-definizione dei compiti da svolgere, l&rsquo;altro elemento fondamentale di questa metodologia di lavoro, consiste nell&rsquo;applicazione di un sistema di comunicazione efficace. Per poter stabilire e mantenere un adeguato livello di consapevolezza di quello che sta accadendo (situational awareness) diventa essenziale che all&rsquo;interno del Team un sistema di pianificazione dinamica sia di uso comune durante tutto il processo decisionale. Essa consiste nella verbalizzazione delle intenzioni di manovra da parte del navigatore, il quale si deve sempre assicurare che vengano prontamente condivise con il Team, in modo da poter anticipare possibili decisioni errate.</div>
<div align="JUSTIFY">Il tutto deve essere comunque rafforzato da un sistema di comunicazione degli ordini di tipo &ldquo;circolare&rdquo; a tre fasi (ordine, ripetizione e conferma).</div>
<div align="JUSTIFY">Trattasi di una semplice tecnica di comunicazione per la quale la persona che d&agrave; l&rsquo;ordine finale si deve assicurare che esso sia stato compreso (attraverso la ripetizione) e confermato (attraverso una specifica parola stabilita dal team) esempio:</div>
<div align="JUSTIFY"><b>1) Navigatore</b>: &ldquo;Timoniere, governa Tre-Due-Zero&rdquo; <b>2) Timoniere</b>: &ldquo;Tre -Due-Zero&rdquo;</div>
<div align="JUSTIFY"><b>3) Navigatore</b> &ldquo;Si&rdquo;</div>
<div align="JUSTIFY">Tutto il sistema &egrave; ulteriormente avvalorato dall&rsquo;introduzione di brevi riassunti operativi di pochi minuti denominati &ldquo;Team Briefings&rdquo; i quali sono condotti appena prima dell&rsquo;operazione. Tali riassunti sono necessari per poter sviluppare un iniziale quadro della situazione e/o della manovra da intraprendere prima che il tutto venga messo in atto. Di particolare importanza durante il Team Briefing &egrave; la chiara assegnazione delle funzioni di ogni membro del team e la chiara definizione dei limiti per poter operare in sicurezza in quelle determinate circostanze. Se durante la manovra tali limiti vengono avvicinati o oltrepassati &egrave; imperativo che i membri del team dimostrino autorevolezza e facciano presente tale situazione. Dopo ogni operazione, una riunione (De-Briefing) deve essere condotta per poter valutare quanto efficace sia stata l&rsquo;operazione appena conclusa e identificare le aree di miglioramento o semplicemente di consolidamento.</div>
<div align="JUSTIFY">Accettando l&rsquo;essere umano come un soggetto incline a compiere errori questa &ldquo;nuova&rdquo; struttura (in campo marittimo) adotta un principio derivante dal settore aeronautico ed applicatovi da decenni, ossia il sistema Pilota Co-pilota (introducendo il Navigatore ed il Co-Navigatore). Cambiando la condizione di lavoro nella quale gli ufficiali possono venire a trovarsi durante la navigazione &egrave; pi&ugrave; probabile che eventuali errori vengano anticipati, perci&ograve; corretti prima che portino a conseguenze disastrose. Questo sistema richiede quindi che ad ogni cambiamento di rotta o ordine alle macchine venga eseguito solo dopo la conferma dell&rsquo;ordine da parte del Navigatore.</div>
<div align="JUSTIFY">&nbsp;</div>
<div align="JUSTIFY">A bordo di una nave passeggeri una composizione tipica pu&ograve; essere la seguente.</div>
<ul>
<li>
<div align="JUSTIFY">Navigazione in Alto mare &#8211; GREEN manning &#8211; 2 ufficiali (Navigator &amp; Co-Navigator).</div>
</li>
<li>
<div align="JUSTIFY">Navigazione costiera in acque ristrette o visibilit&agrave; ridotta &#8211; YELLOW manning &#8211; 3 ufficiali (Navigator &amp; Co-Navigator plus Operation Director).</div>
</li>
<li>
<div align="JUSTIFY">Navigazione ristretta Arrivi partenze &#8211; RED manning &#8211; 4 ufficiali (Navigator &amp; Co-Navigator plus Operation Director &amp; Adiministartor).</div>
</li>
</ul>
<div style="text-align: center;"><a href="http://www.quadernimarinari.it/wp-content/uploads/2012/04/uno.jpg" rel="lightbox[312]"><img alt="" class="aligncenter size-medium wp-image-317" height="132" src="http://www.quadernimarinari.it/wp-content/uploads/2012/04/uno-300x132.jpg" title="uno" width="300" /></a></div>
<div align="JUSTIFY">&nbsp;</div>
<div align="JUSTIFY">Questa struttura ha chiaramente senso all&rsquo;interno di un sistema di guardia con 2 ufficiali cos&igrave; come spesso accade sulle navi passeggeri; ma nulla esclude che possa essere utilizzato anche sulle navi a guardi singola dove pu&ograve; essere rapidamente implementato ogni qual volta la situazione richiede l&rsquo;intervento di pi&ugrave; risorse umane sul ponte (nebbia, intenso traffico, arrivi e partenze) quando la delicatezza dell&rsquo;operazione impone un perfetto coordinamento tra i membri dell&rsquo;equipaggio (si pensi anche a i posti di manovra).</div>
<div align="JUSTIFY">La definizione della <i>routine</i> di bordo attraverso un piano di personale sempre disponibile in &ldquo;<i>stand-by</i>&rdquo; (per i momenti d&rsquo;intenso traffico, arrivi e partenze quando particolare cautela richiesta) &egrave; una semplice soluzione che consente di implementare rapidamente i protocolli sopra esposti.</div>
<div align="JUSTIFY">La struttura organizzativa tradizionale di un ponte di commando vede il comandante condurre la navigazione di fronte al Team. Tale struttura ha il vantaggio di avere la persona con pi&ugrave; esperienza e capacit&agrave; nel ruolo dell&rsquo;operatore (i piloti rappresentano un altro esempio di ci&ograve;). Tale struttura comunque presenta diversi punti deboli.</div>
<div align="JUSTIFY">Il divario di esperienza e di capacit&agrave; tra il comandante e il resto degli ufficiali cresce costantemente.</div>
<div align="JUSTIFY">Questa condizione porta gli ufficiali ad esercitare meno autorevolezza verso il comandante (dovuta alla mancanza di esperienza pratica) nel caso dubbi o errori vengano notati.</div>
<div align="JUSTIFY">Un membro del Team tenuto ripetutamente nel ruolo di puro supporto tende naturalmente a perdere interesse e motivazione diventando un elemento tendenzialmente passivo invece di essere reattivo durante l&rsquo;operazione.</div>
<div align="JUSTIFY">Combinato con povere pratiche di <i>leadership</i> quanto sopra conduce alla diminuzione della soddisfazione sul lavoro e ad una riduzione dell&rsquo;efficienza delle prestazioni.</div>
<div align="JUSTIFY">Combinando mancanza di motivazione e soddisfazione generale sul lavoro anche i livelli di approfondimento degli ufficiali tendono a diminuire.</div>
<div align="JUSTIFY">&nbsp;</div>
<div align="JUSTIFY">Questa &ldquo;nuova&rdquo; metodologia di lavoro si inquadra invece in una gestione flessibile delle risorse umane a disposizione dove il Comandante decide a seconda del grado di esperienza e delle situazioni contingenti quale sia la persona pi&ugrave; appropriata per rivestire una determinata funzione operativa (Navigatore, Co-Navigatore, Amministratore, Direttore delle Operazioni). La filosofia su cui si basa questa metodologia di lavoro incoraggia il comandante ad assumere la funzione di Direttore delle Operazioni coordinando cos&igrave; un Team che lavora sotto di lui ed elevandolo a quella figura gestionale di <i>Leader</i> che l&rsquo;IMO ha riconosciuto sempre di pi&ugrave;.</div>
<div style="text-align: center;"><a href="http://www.quadernimarinari.it/wp-content/uploads/2012/04/due.jpg" rel="lightbox[312]"><img alt="" class="aligncenter size-medium wp-image-319" height="211" src="http://www.quadernimarinari.it/wp-content/uploads/2012/04/due-300x211.jpg" title="due" width="300" /></a></div>
<div align="JUSTIFY">Con questo tipo di approccio alla navigazione il comandante pu&ograve; dimostrare la fiducia che ha nel personale delegando l&rsquo;esecuzione di diversi compiti e avendone in ritorno una serie di effetti positivi tra i quali:</div>
<ul>
<li>
<div align="JUSTIFY">amalgama ed attivazione del Team, che porta come diretta conseguenza ad un incremento di efficienza e sicurezza;</div>
</li>
<li>
<div align="JUSTIFY">creazione di prontezza attraverso l&rsquo;attiva partecipazione alla risoluzione dei problemi;</div>
</li>
<li>
<div align="JUSTIFY">promozione e rinforzo dell&rsquo;apprendimento (ogni ufficiale apprende pi&ugrave; velocemente);</div>
</li>
<li>
<div align="JUSTIFY">facilitazione del processo di avanzamento della carriera (in quanto prepara molto pi&ugrave; speditamente il personale);</div>
</li>
<li>
<div align="JUSTIFY">incremento dell&rsquo;entusiasmo e della motivazione sul lavoro;</div>
</li>
<li>
<div align="JUSTIFY">crescita della preparazione del personale come conseguenza dell&rsquo;aumentata soddisfazione.</div>
</li>
</ul>
<div style="text-align: center;"><a href="http://www.quadernimarinari.it/wp-content/uploads/2012/04/tre.jpg" rel="lightbox[312]"><img alt="" class="aligncenter size-medium wp-image-322" height="150" src="http://www.quadernimarinari.it/wp-content/uploads/2012/04/tre-300x150.jpg" title="tre" width="300" /></a></div>
<div align="JUSTIFY">La struttura funzionale di lavoro sul ponte nave &egrave; stata introdotta dal comandante <i>Kari Larjo</i> nei primi anni ottanta nei traghetti finlandesi della <i>Silja Line</i>. Lo stesso modello &egrave; stato poi adottato da altre linee di traghetti nel Nord Europa. Nel settore crocieristico la compagnia <i>Star Cruises</i> l&rsquo;ha fatta successivamente propria. Essa &egrave; oggi utilizzata da un numero crescente di operatori quali <i>Royal Carribean International, Norwegian Cruise Line</i> e pi&ugrave; di recente <i>Princess Cruises, P&amp;O UK</i> e Australia, <i>Cunard Line, Carnival</i><i>Cruise Line</i> all&rsquo;interno delle quali &egrave; stata ulteriormente ottimizzata.</div>
<div align="JUSTIFY">In conclusione, tutti commettiamo errori; anche la persona pi&ugrave; esperta a volte commette errori e questo &egrave; un fattore che non possiamo eliminare; perci&ograve; &egrave; necessario creare una rete di sicurezza attorno alla persona che conduce la navigazione in modo tale che l&rsquo;errore di un singolo non diventi quello del Team.</div>
<div align="JUSTIFY">L&rsquo;introduzione di una organizzazione flessibile sul ponte di commando basata su singole funzioni operative anzich&eacute; sul grado rivestito dal personale coinvolto nella manovra, crea un pi&ugrave; alto livello di soddisfazione sul lavoro; il che porta come beneficio un incremento dell&rsquo;efficienza e della sicurezza. Il sistema facilita altres&igrave; l&rsquo;acquisizione di esperienza pratica, la quale porta l&rsquo;ufficiale, passo dopo passo, a coprire tutte le differenti funzioni completandone pi&ugrave; rapidamente il profilo professionale e gestionale.</div>
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		<title>ECDIS e la gestione della navigazione</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Feb 2012 10:44:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letture Moderna]]></category>
		<category><![CDATA[ECDIS]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Ansaldi]]></category>

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		<description><![CDATA[del Capitano Lungo Corso Instructor Training Centre ECDIS-CSMART Almere Olanda. &#160; Paolo Ansaldi &#160; Sin dagli albori della navigazione i navigatori hanno cercato di tenere registrata la loro posizione e direzione per relazionarsi al mondo esterno. Questa esigenza pratica ha contribuito in maniera determinante allo sviluppo ed evoluzione delle tecniche della navigazione, consentendo l&#8217;evoluzione della [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div align="JUSTIFY" style="text-indent: 0.5cm; margin-bottom: 0cm; widows: 0; orphans: 0">del Capitano Lungo Corso Instructor Training Centre ECDIS-CSMART Almere Olanda.</div>
<div align="JUSTIFY" style="text-indent: 0.5cm; margin-bottom: 0cm; widows: 0; orphans: 0">&nbsp;</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-left: 11.24cm; margin-bottom: 0cm; widows: 0; orphans: 0"><i><b>Paolo Ansaldi </b></i></div>
<div align="JUSTIFY" style="text-indent: 0.5cm; margin-bottom: 0cm; widows: 0; orphans: 0">&nbsp;</div>
<div align="JUSTIFY" style="text-indent: 0.5cm; margin-bottom: 0cm; widows: 0; orphans: 0">Sin dagli albori della navigazione i navigatori hanno cercato di tenere registrata la loro posizione e direzione per relazionarsi al mondo esterno. Questa esigenza pratica ha contribuito in maniera determinante allo sviluppo ed evoluzione delle tecniche della navigazione, consentendo l&rsquo;evoluzione della carta nautica, degli strumenti e specifici comportamenti professionali. La navigazione elettronica indicata come radionavigazione, pone i fondamenti con la Convenzione Internazionale per la Salvaguardia della vita umana in mare (SOLAS 1948), richiedendo a tutte le navi superiori le 1600 tonnellate di stazza lorda adibite a viaggi internazionali, l&rsquo;installazione del Radiogoniometro (<i>Radio Direction Finder</i>).<span id="more-239"></span> Dopo il 1&deg; luglio 2002, il radiogoniometro non &egrave; pi&ugrave; richiesto poich&eacute; diventato un&rsquo;apparecchiatura obsoleta. Con i requisiti di trasporto attualmente in vigore tutte le navi dopo il 1 Luglio 2002 devono essere munite di un ricevitore GNSS, <i>Global Navigational Satellite System,</i> o altri strumenti, adatti ed equivalenti, per determinare e aggiornare la posizione della nave con mezzi automatici. Negli ultimi anni, il GNSS &egrave; notevolmente migliorato cambiando il mondo di navigatori, geometri e altri servizi professionali. Per l&rsquo;applicazione alla navigazione, lo sviluppo del GNSS non pu&ograve; essere considerato indipendente, ma deve essere osservato con una prospettiva pi&ugrave; ampia. Si pu&ograve; ricorrere con maggiore precisione ai dati derivanti dal GNSS in un modo affidabile ed efficiente, &egrave; direttamente utilizzabile dai servizi per la comunicazione, e per l&rsquo;uso dell&rsquo;<i>ECDIS, INS e IBS</i>.</div>
<div align="JUSTIFY" style="text-indent: 0.5cm; margin-bottom: 0cm; widows: 0; orphans: 0">L&rsquo;IMO definisce con la risoluzione A817 gli standard delle prestazioni dell&rsquo;ECDIS, <i>Electronic Chart Display Information System</i>. L&rsquo;ECDIS &egrave; definito come uno strumento per la navigazione a tempo reale che con un adeguato back up, appropriatamente definito dalla bandiera di registro, pu&ograve; essere accettato per soddisfare i requisiti della regolamentazione V/19 e V/24 della SOLAS 1974. L&rsquo;ECDIS include la cartografia nautica elettronica (ENC) che opportunamente configurata, mostra la posizione nave derivata dallo specifico sensore di posizione (GNSS). Per soddisfare gli standard IMO, possono essere caricate e usate dai sistemi ECDIS solo carte nautiche elettroniche ENC, prodotte solamente da un Ente Governativo, solitamente nelle veci di un Istituto Idrografico Nazionale in congiunzione con i requisiti delineati dall&rsquo;IHO, Istituto Idrografico Internazionale e definite come standard S-57.</div>
<div align="JUSTIFY" style="text-indent: 0.5cm; margin-bottom: 0cm; widows: 0; orphans: 0">L&rsquo;uso corretto dell&rsquo;ECDIS, riduce notevolmente il carico di lavoro durante l&rsquo;esecuzione e controllo della navigazione poich&eacute; la posizione della nave permette d&rsquo;essere effettivamente valutata in tempo reale, lasciando l&rsquo;opportunit&agrave; all&rsquo;ufficiale di guardia d&rsquo;aumentare le capacit&agrave; di valutazione e gestione della navigazione e tutte le attivit&agrave; intrinseche della sicurezza della navigazione. I GNSS utilizzati nel ambiente marittimo, al momento identificati nel GPS e GLONASS, possono essere affetti da errori che potrebbero interessare le prestazioni globali della navigazione. Questi errori sono minimizzati dalle caratteristiche specifiche dei due sistemi combinati in un&rsquo;unica direzione. Apparentemente risolto il problema della precisione nel posizionamento si ha avuto come conseguenza, l&rsquo;introduzione del concetto di navigazione elettronica in tempo reale, che tuttavia non &egrave; stato un processo semplice d&rsquo;attuare, poich&eacute; il primo tipo di ECDIS &egrave; stato approvato nel 1999. L&rsquo;ECDIS non &egrave; solo una rappresentazione elettronica di carta nautica in maniera grafica su un display a colori sul quale la posizione della propria nave viene riportata, ma rappresenta un nuovo aiuto, pi&ugrave; potente e significativo, che incide in maniera determinante sulla sicurezza della navigazione. I benefici dell&rsquo;ECDIS sono notevoli e molteplici; il navigatore &egrave; in grado di seguire continuamente la posizione della nave in modo conveniente e puntuale paragonandola al piano di navigazione, diminuendo drasticamente il carico di lavoro. Con l&rsquo;ECDIS e il GNSS il navigatore non &egrave; pi&ugrave; parte attiva di un posizionamento riferito a un processo che pu&ograve; essere affetto da un ritardo latente dovuto alla dinamica del processo stesso (i.e. Rilevamenti visivi, Radar Posizionamento astronomico). Ora il navigatore o operatore pu&ograve; decidere in tempo reale.</div>
<div align="JUSTIFY" style="text-indent: 0.5cm; margin-bottom: 0cm; widows: 0; orphans: 0">Questo rappresenta un altro cambiamento notevole nella dinamica dell&rsquo;esecuzione e monitoraggio della navigazione, permettendo valutazioni pi&ugrave; efficaci e immediate aumentando la capacit&agrave; di avvistamento e vedetta del navigatore stesso. Un altro beneficio offerto dall&rsquo;ECDIS &egrave; la capacit&agrave; di mostrare il vettore della COG (Course Over Ground), offrendo al navigatore la differenza angolare tra la rotta effettiva e la prora vera, particolarmente utile nella navigazione in acque ristrette.</div>
<div align="JUSTIFY" style="text-indent: 0.5cm; margin-bottom: 0cm; widows: 0; orphans: 0">&nbsp;</div>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.quadernimarinari.it/wp-content/uploads/2012/02/uno.jpg" rel="lightbox[239]"><img alt="Foto 1: Exemple of COG vector." class="aligncenter size-medium wp-image-246" height="192" src="http://www.quadernimarinari.it/wp-content/uploads/2012/02/uno-300x192.jpg" title="Foto 1: Exemple of COG vector." width="300" /></a></p>
<div style="text-align: center;">Foto 1: Exemple of COG vector.</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-left: 9.99cm; text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm; widows: 0; orphans: 0">&nbsp;</div>
<div align="JUSTIFY" style="text-indent: 0.5cm; margin-bottom: 0cm; widows: 0; orphans: 0">Le carte elettroniche possono essere personalizzate attraverso un appropriato menu, dando la possibilit&agrave; al navigatore di selezionare una serie d&rsquo;informazioni a pacchetti definiti<i> (Layer).</i> Questa opzione d&agrave; un beneficio importante: il navigatore pu&ograve; selezionare le informazioni pi&ugrave; confacenti alle circostanze del caso e al tipo di navigazione. La personalizzazione della carta offre anche la possibilit&agrave; di selezionare specifiche batimetriche chiamate <i>Contours</i>.</div>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.quadernimarinari.it/wp-content/uploads/2012/02/due.jpg" rel="lightbox[239]"><img alt="Foto2: Personalizzazione della carta usandoiLayers." class="aligncenter size-medium wp-image-254" height="221" src="http://www.quadernimarinari.it/wp-content/uploads/2012/02/due-300x221.jpg" title="Foto2: Personalizzazione della carta usandoiLayers." width="300" /></a></p>
<div style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm; text-align: center;">Foto2:Personalizzazione della carta usando i Layers.</div>
<div align="JUSTIFY" style="text-indent: 0.5cm; margin-bottom: 0cm; widows: 0; orphans: 0">&nbsp;</div>
<div style="text-indent: 0.5cm; margin-bottom: 0cm; text-align: center;"><a href="http://www.quadernimarinari.it/wp-content/uploads/2012/02/tre.jpg" rel="lightbox[239]"><img alt="" class="aligncenter size-medium wp-image-258" height="115" src="http://www.quadernimarinari.it/wp-content/uploads/2012/02/tre-300x115.jpg" title="Foto 3: Depth Contours." width="300" /></a></div>
<div align="JUSTIFY" style="text-indent: 0.5cm; margin-bottom: 0cm; widows: 0; orphans: 0">&nbsp;</div>
<div align="CENTER" style="text-indent: 0.5cm; margin-bottom: 0cm; widows: 0; orphans: 0">Foto3:DepthContours.</div>
<div align="JUSTIFY" style="text-indent: 0.5cm; margin-bottom: 0cm; widows: 0; orphans: 0">&nbsp;</div>
<div align="JUSTIFY" style="text-indent: 0.5cm; margin-bottom: 0cm; widows: 0; orphans: 0">Safety Contour &egrave; la batimetrica fondamentale per delimitare l&rsquo;acqua navigabile da quella non navigabile, alla quale &egrave; applicata una generazione automatica d&rsquo;allarmi che, se opportunamente configurati, aiutano il navigatore a mantenere sempre un alto livello di consapevolezza, supportando le decisioni. Il Navigatore deve anche impostare una profondit&agrave; di sicurezza (<i>Safety Depth</i>). Ci&ograve; riguarda l&rsquo;indicazione di punti di scandaglio intese come profondit&agrave; specifiche: picchi, relitti o ostruzioni. Quando selezionata, questa scelta offre, in relazione alle <i>safety depth</i> e <i>safety contour</i> (batimetrica di sicurezza), indicazioni numeriche che vengono mostrate sullo schermo: come una serie di numeri in grassetto quando non sono pericolosi per la navigazione, come una croce bianca in un cerchio di colore magenta quando pericolosi per la navigazione di quel particolare natante.</div>
<div align="JUSTIFY" style="text-indent: 0.5cm; margin-bottom: 0cm; widows: 0; orphans: 0">Si pu&ograve; notare che la personalizzazione della carta diventa d&rsquo;importanza vitale.</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; widows: 0; orphans: 0">Queste caratteristiche e potenzialit&agrave; della carta elettronica vengono sfruttate dal navigatore utilizzando una funzione chiamata <i>look-ahead</i>. Questa opzione viene impostata in termini di tempo o distanza; un allarme verr&agrave; attivato se la nave passer&agrave; pi&ugrave; vicino dei valori impostati dal navigatore alla &ldquo;batimetrica di sicurezza&rdquo; o dagli oggetti inferiori in termini di profondit&agrave; come ostruzioni, relitti, <i>rock</i>.</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; widows: 0; orphans: 0">Le linee batimetriche su alcune ENC possono essere relativamente distanti e talvolta, non consentono il loro semplice utilizzo durante la navigazione nei pressi di acque poco profonde. In tali aree &egrave; opportuno impostare i pescaggi con attenzione determinando la profondit&agrave; di sicurezza pi&ugrave; opportuna.</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; widows: 0; orphans: 0">&nbsp;</div>
<table cellpadding="7" cellspacing="0" width="642">
<colgroup>
<col width="485" />
<col width="129" /></colgroup>
<tbody>
<tr valign="TOP">
<td style="border: none; padding: 0cm" width="485">
<div align="JUSTIFY" style="widows: 0; orphans: 0"><a href="http://www.quadernimarinari.it/wp-content/uploads/2012/02/quattro.jpg" rel="lightbox[239]"><img alt="" class="aligncenter size-medium wp-image-261" height="228" src="http://www.quadernimarinari.it/wp-content/uploads/2012/02/quattro-300x228.jpg" title="Foto4: Un’immaginedellafunzione “lookahead” osettorediguardia." width="300" /></a></div>
</td>
</tr>
<tr>
<td style="; border: none; padding: 0cm">
<div style="text-indent: 0.5cm; margin-bottom: 0cm; text-align: center;">Foto4: Un&rsquo;immaginedellafunzione &ldquo;lookahead&rdquo; osettorediguardia.</div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; widows: 0; orphans: 0">L&rsquo;ECDIS continuer&agrave; a fornire un immagine visiva consona, indicando le acque meno profonde rispetto al profilo di sicurezza. Naturalmente &egrave; buona pratica valutare i vari <i>contours</i> da utilizzare nella fase di monitoraggio del passaggio stesso. In acque ristrette, il controllo frequente e regolare delle informazioni grafiche &egrave; sempre pi&ugrave; necessario, sia che si utilizzi carta o ECDIS. Tuttavia, la nave deve essere tenuta lontana dalle basse profondit&agrave; che sono visualizzate dalle cifre in grassetto. Normalmente le aree portuali offrono pi&ugrave; possibilit&agrave; di scelta poich&eacute; hanno le linee batimetriche pi&ugrave; ravvicinate per via di <i>survey</i> pi&ugrave; accurati. Se un profilo di sicurezza selezionato non &egrave; disponibile nel particolare all&rsquo;interno dell&rsquo;ENC in uso, allora il sistema utilizzer&agrave; il prossimo contorno o la batimetrica a disposizione. I <i>contours</i> vengono delineati in fase di pianificazione considerando il pescaggio della nave, maree, effetto <i>squat </i>e condizioni meteo. Con gli ultimi emendamenti, tutte le attrezzature ECDIS installate dall&rsquo;inizio del 2009, offrono una opzione denominata LOPS (<i>Line of Position</i>) per il tracciamento e il posizionamento manuale del punto nave sullo schermo della carta elettronica utilizzando i metodi classici: rilevamenti radar o visivi e distanze radar.</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-right: 1.08cm; margin-bottom: 0cm; widows: 0; orphans: 0">&nbsp;</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-right: 0.13cm; margin-bottom: 0cm; widows: 0; orphans: 0"><a href="http://www.quadernimarinari.it/wp-content/uploads/2012/02/cinque.jpg" rel="lightbox[239]"><img alt="" class="aligncenter size-medium wp-image-264" height="189" src="http://www.quadernimarinari.it/wp-content/uploads/2012/02/cinque-300x189.jpg" title="cinque" width="300" /></a></div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-right: 0.13cm; margin-bottom: 0cm;"><a href="http://www.quadernimarinari.it/wp-content/uploads/2012/02/sei.jpg" rel="lightbox[239]"><img alt="" class="aligncenter size-medium wp-image-265" height="223" src="http://www.quadernimarinari.it/wp-content/uploads/2012/02/sei-300x223.jpg" title="sei" width="300" /></a></div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-right: 0.13cm; margin-bottom: 0cm; widows: 0; orphans: 0">&nbsp;</div>
<div style="margin-right: 0.13cm; text-align: center;">Foto5e6:Il chartradar(1) mostra un errore derivato dalla navigazione stimata, il radar non sovraimpo nel&rsquo;immagine della carta, con i rilevamenti e distanze Radar ricavo il punto nave sullo schermo ECDIS tramite la funzione(2) LOP.</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-right: 0.76cm; margin-bottom: 0cm; widows: 0; orphans: 0">&nbsp;</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-right: 0.09cm; margin-bottom: 0cm; widows: 0; orphans: 0"><b>Questa opzione fortemente voluta dal parlamento Europeo permette al navigatore l&rsquo;indipendenza dal GNSS, in caso di un suo mal funzionamento</b>. Le posizioni derivate dalla LOP vengono registrate e mostrate sul <i>display</i>. <b>L&rsquo;ECDIS offre la possibilit&agrave; anche di utilizzare e mostrare un eventuale punto nave astronomico per integrare il mal funzionamento satellitare in alto mare.</b></div>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.quadernimarinari.it/wp-content/uploads/2012/02/sette.jpg" rel="lightbox[239]"><img alt="Foto7" class="aligncenter size-medium wp-image-268" height="247" src="http://www.quadernimarinari.it/wp-content/uploads/2012/02/sette-300x247.jpg" title="Foto7" width="300" /></a></p>
<p style="text-align: center;">Foto7: Un&rsquo;immagine del chartradar, L&rsquo;allineamento tra la carta nautica elettronica all&rsquo;immagine radar conferma l&rsquo;allineamento del sistema di posizionamento satellitare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div align="JUSTIFY" style="text-indent: 0.5cm; margin-bottom: 0cm; widows: 0; orphans: 0">Un altro sistema di monitoraggio in tempo reale &egrave; la sovrapposizione della carte elettroniche all&rsquo;immagine radar determinando un&rsquo;immagine chiamata <i>Chart radar</i>. Il <i>Chart radar</i> &egrave; un&rsquo;opzione offerta che d&agrave; la possibilit&agrave; al navigatore di determinare in tempo reale l&rsquo;integrit&agrave; del sistema, ossia di stabilire se i sensori di posizione sono credibili. La proiezione radar e l&rsquo;immagine della carta elettronica &#8211; aderendo &#8211; offrono nella navigazione costiera la chiave per una navigazione precisa e sicura. In caso di mal funzionamento del sensore di posizione specifico, l&rsquo;ECDIS prevede una procedura di sicurezza: seleziona l&rsquo;opzione EP/DR, ossia navigazione stimata, che viene calcolata ogni istante partendo dall&rsquo;ultima posizione conosciuta o data dal GNSS. In Navigazione costiera questa opzione permette al navigatore di aggiustare, previo accertamento dell&rsquo;accuratezza della carta con l&rsquo;immagine radar, la posizione della nave in tempo reale.</div>
<div align="JUSTIFY" style="text-indent: 0.5cm; margin-bottom: 0cm; widows: 0; orphans: 0">Un&rsquo;immagine del <i>chart radar</i>, l&rsquo;allineamento tra la carta nautica elettronica all&rsquo;immagine radar conferma l&rsquo;allineamento del sistema di posizionamento satellitare.</div>
<div align="JUSTIFY" style="text-indent: 0.5cm; margin-bottom: 0cm; widows: 0; orphans: 0">L&rsquo;ECDIS &egrave; un elemento nuovo portato sulle scene della navigazione: una nuova rivoluzione. Come equipaggiamento deve essere capito e studiato a fondo per scoprirne le capacit&agrave; e le limitazioni, evitando i rischi offerti dalla confidenza eccessiva verso uno strumento sofisticatissimo che &egrave; pur sempre opera dell&rsquo;uomo e usato da uomini.</div>
<div align="JUSTIFY" style="text-indent: 0.5cm; margin-bottom: 0cm; widows: 0; orphans: 0">&nbsp;</div>
<div align="JUSTIFY" style="text-indent: 0.5cm; margin-bottom: 0cm; widows: 0; orphans: 0"><b>Reference</b>: Rosario La Pira, IHO review &#8211; ECDIS-GNSS combined to improve marine traffic safety &#8211; Nov 2010; Horst Hecht, Bernhard Berking, Mathias Jonas and Lee Alexander, The Electronic Chart: Functions, Potential and Limitations &#8211; Geomares editore Paesi Bassi -; Fotografie: cortesia della of SAM Electronics GmbhH.</div>
<div class='shareaholic-canvas' data-app-id='489106' data-app='share_buttons' data-title='ECDIS e la gestione della navigazione' data-link='https://www.quadernimarinari.it/2012/02/ecdis-e-la-gestione-della-navigazione/' data-summary=''></div>]]></content:encoded>
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		<title>Navigare tra i ghiacci</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Jan 2012 11:44:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letture Moderna]]></category>
		<category><![CDATA[ghiacci]]></category>
		<category><![CDATA[navigare]]></category>

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		<description><![CDATA[a curadell&#8217;Ufficiale di Navigazione II Michele Gazzale &#160; Premessa. La nave effettua viaggi dai porti del Mediterraneo diretta verso quelli della Finlandia passando attraverso la Manica, il Canale di Kiel ed il Mar Baltico. Viaggi lunghi fino ad arrivare ad Oulu nell&#8217;estremo Nord del Golfo di Botnia: un mare stretto mediamente 110 miglia, tra la [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div align="JUSTIFY">a curadell&rsquo;Ufficiale di Navigazione II</div>
<div style="text-align: right;"><i><b>Michele Gazzale</b></i></div>
<div align="JUSTIFY">&nbsp;</div>
<div align="JUSTIFY"><b>Premessa</b>. La nave effettua viaggi dai porti del Mediterraneo diretta verso quelli della Finlandia passando attraverso la Manica, il Canale di Kiel ed il Mar Baltico. Viaggi lunghi fino ad arrivare ad Oulu nell&rsquo;estremo Nord del Golfo di Botnia: un mare stretto mediamente 110 miglia, tra la Svezia e la Finlandia, sgombro dai ghiacci della banchisa solamente da fine Maggio a met&agrave; Novembre. Il Golfo &egrave; lungo circa 440 miglia che si estendono per N-NE dal parallelo 60&deg; fin quasi a 66&deg; N.<span id="more-207"></span></div>
<div align="JUSTIFY">&nbsp;</div>
<div align="JUSTIFY">Fu verso la fine del mese di aprile 2009 che ebbi il battesimo del ghiaccio; imbarcato con il grado di terzo ufficiale di coperta sulla Oil/Chemical Tanker Acquamarina battente bandiera italiana (12003 ton. Summer dwt.; 6600kw di potenza apparato motore) appartenente alla Societ&agrave; di Navigazione Finbeta S.p.A. di Savona: destinazione Oulu, piccolo porto in fondo al Golfo di Bothnia, lat. 65&deg;31&#39; N long. 25&deg;32&#39; E, con un carico di prodotti chimici per l&rsquo;industria finlandese.</div>
<div align="JUSTIFY">Provenienti dal Mediterraneo, dall&rsquo;inizio di aprile gi&agrave; si respirava aria di primavera; rimasi piuttosto sorpreso quando, transitati attraverso il canale di Kiel, fummo informati sia dall&rsquo;Agenzia del luogo che dai Bollettini meteorologici della presenza, sulla nostra rotta, di zone di ghiaccio con spessore non inferiore a 80 cm!</div>
<div align="JUSTIFY">La salinit&agrave;, gi&agrave; bassa nel Mar Baltico, decresce ancor pi&ugrave; verso Nord nel Golfo di Botnia. La temperatura dell&rsquo;aria scende di molti gradi sotto lo zero.</div>
<div align="JUSTIFY">La navigazione fu tranquilla fino al traverso di Markeskallen Light con ingresso nel Golfo, rotta per Nord, attraverso il passaggio di Sodra Kvarken. Circa 20 miglia prima del transito per Nordvalen, in contatto con Bothnia VTS, via VHF ch 67, ricevemmo le coordinate di una serie di punti (waypoints) da seguire: ci allarmammo un poco, ci&ograve; significava che le acque non erano sicure per la navigazione. Avendo gi&agrave; navigato in questi mari, in stagioni diverse, avevo avuto modo di constatare le eccezionali condizioni di visibilit&agrave; spesso verificabili e, dopo il tramonto, mentre rilevavo il primo ufficiale impegnato per la cena, il Comandante, salito sul ponte di comando a dare un&rsquo;occhiata, mi fece notare, sulla nostra dritta, una lunga striscia bianca all&rsquo;orizzonte, confusa con il cielo nuvoloso: era il riverbero dello strato di ghiaccio ammassato sulle coste finlandesi, come riscontrabile dalle carte del ghiaccio ricevute via meteo-fax: eravamo a oltre 30 miglia dalla costa ed era il segno che ci stavamo avvicinando all&rsquo;area pericolosa: l&rsquo;azzurro mare cambiava colore diventando grigio-verde, l&rsquo;assenza di brezza ne rendeva la superficie di apparenza oleosa.</div>
<div align="JUSTIFY">Non passarono pi&ugrave; di due ore, a circa 14 nodi, quando avvistammo, all&rsquo;orizzonte, i potenti riflettori del rompighiaccio di sentinella: attendeva noi. Informato il Comandante, fu avvisata anche la Macchina affinch&eacute; potesse dare tutta potenza disponibile per evitare di rimanere presi dalla morsa del ghiaccio.</div>
<div align="JUSTIFY">Contattati dal rompighiaccio (icebreaker), ricevemmo istruzioni di procedere, a tutta forza, nella sua direzione, rimanendo stand-by pronti per l&rsquo;ascolto sul suo canale di servizio: ogni icebreaker &egrave; in ascolto sul VHF Ch 16 e in MF 2332 kHz, ma utilizza un canale differente per le operazioni con la propria assistita o il proprio convoglio per non interferire nel traffico delle radiocomunicazioni sempre intenso. I Canali di lavoro sono facilmente ricavabili dalle pubblicazioni nautiche o dalle carte meteo del ghiaccio dove si trovano, continuamente aggiornate, le posizioni di tutti i rompighiaccio in servizio e, in ultimo, dalle informazioni visualizzate attraverso l&rsquo;A.I.S.</div>
<div align="JUSTIFY">
<div align="JUSTIFY">Nel momento in cui entrammo in contatto con il primo ghiaccio di una certa consistenza, ma piuttosto fragile, con mia sorpresa, data la poca esperienza in materia, notai che la nostra traccia, sul ghiaccio, era chiaramente evidenziata dal Radar, senza dubbio un grande aiuto quando ci si deve mettere nella scia del rompighiaccio. Sceso il buio e accesi tutti i proiettori che illuminavano la traccia, conducemmo navigazione a vista, seguendo il rompighiaccio che individuava, grazie all&rsquo;esperienza del suo capitano, gli strati di ghiaccio pi&ugrave; facili da spezzare.</div>
<div align="JUSTIFY">Un carico di lavoro pesante per il nostro Comando e tutto l&rsquo;equipaggio: la navigazione sotto guida pu&ograve; durare molte ore e giorni interi durante gli inverni pi&ugrave; rigidi e il ghiaccio scende a basse latitudini, lo &ldquo;stridolio&rdquo; del ghiaccio che scorre lungo lo scafo non permette un tranquillo riposo.</div>
<div style="text-align: center;"><a href="http://www.quadernimarinari.it/wp-content/uploads/2012/01/okSNC14540.jpg" rel="lightbox[207]"><img alt="Il pilota si avvicina alla nave con la motoslitta" class="size-medium wp-image-201" height="225" src="http://www.quadernimarinari.it/wp-content/uploads/2012/01/okSNC14540-300x225.jpg" title="Il pilota si avvicina alla nave con la motoslitta" width="300" /></a></div>
<div style="text-align: justify;">
<div align="JUSTIFY">Ho sperimentato che il momento pi&ugrave; critico si verifica quando, per le eccezionali condizioni meteo, il passaggio compreso fra l&rsquo;icebreaker e la propria nave si richiude senza darti la possibilit&agrave; di navigare a distanza di sicurezza: allora il rompighiaccio &egrave; costretto a prendere la nave a rimorchio: bisogna avere particolare attenzione e abilit&agrave; nelle manovre quando l&rsquo;icebreakear si &ldquo;infila&rdquo; sotto la prua della nave per formare un corpo unico (v. figure). Si diventa, praticamente, il timone dello stesso rompighiaccio; non bisogna dimenticare di rispondere con un&rsquo;accostata opposta alla direzione verso cui l&rsquo;icebreaker vuole dirigere: spesso il Comandante dell&rsquo;icebreaker chiede un aiuto per agevolare la propria accostata.</div>
<div align="JUSTIFY">Ovviamente si tratta di un aiuto nel dirigere la prua perch&eacute; in quanto a potenza non c&rsquo;&egrave; confronto fra i loro 15/16 MW e i nostri 6600 KW.</div>
<div align="JUSTIFY">Sotto certi punti di vista &egrave; divertente manovrare nel ghiaccio, devo ringraziare il Comandante G. Russo: per la sua fiducia, ho imparato a stare al timone nella scia del rompighiaccio e, soprattutto, a non rimanere bloccato: pu&ograve; sembrare facile, ma bisogna imparare qualche accorgimento &hellip;! &Egrave; questione di attimi!</div>
<div align="JUSTIFY">La manovra per sbarcare il pilota, ricordo, &egrave; stata sorprendente, non mi era mai capitato di vederlo sbarcare, a piedi, sul ghiaccio ed &ldquo;imbarcare&rdquo; sulla pilotina costituita da una motoslitta!</div>
<div align="JUSTIFY">Non sempre l&rsquo;esperienza pu&ograve; bastare in certe situazioni: impossibile dimenticare l&rsquo;ultimo imbarco, con un inverno pi&ugrave; rigido rispetto agli ultimi anni, quando in uscita dal porto di Rauma (Fl), sempre dietro al rompighiaccio, lasciato il pilota, riuscimmo a navigare, forse, per un paio di miglia: poi la potente mano della Natura ci ferm&ograve;. Il Comandante Failla, con l&rsquo;esperienza di una brillante carriera svolta a battere questi mari, rimase sul ponte non so quante ore nel tentativo di trovare un varco in una direzione qualsiasi pur di liberarci,manovrando di macchina e timone, ma quando, oltre a noi,</div>
<dl>
<dd>
<table cellpadding="7" cellspacing="0" width="611">
<colgroup>
<col width="377" />
<col width="205" /></colgroup>
<tbody>
<tr valign="TOP">
<td width="377"><a href="http://www.quadernimarinari.it/wp-content/uploads/2012/01/uno.jpg" rel="lightbox[207]"><img alt="" class="alignleft size-medium wp-image-205" height="194" src="http://www.quadernimarinari.it/wp-content/uploads/2012/01/uno-300x194.jpg" title="Posizione di sicurezza ICEBREAKER in funzione di rimorchiatore" width="300" /></a></td>
<td width="205">
<div>&nbsp;</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>Posizione di sicurezza <br />
									ICEBREAKER in funzione<br />
									di rimorchiatore</div>
<div align="JUSTIFY">&nbsp;</div>
</td>
</tr>
<tr valign="TOP">
<td width="377">
<div align="JUSTIFY"><a href="http://www.quadernimarinari.it/wp-content/uploads/2012/01/due.jpg" rel="lightbox[207]"><img alt="" class="alignleft size-medium wp-image-204" height="152" src="http://www.quadernimarinari.it/wp-content/uploads/2012/01/due-300x152.jpg" title="Vista dall’alto" width="300" /></a></div>
</td>
<td width="205">
<div align="JUSTIFY">&nbsp;</div>
<div align="JUSTIFY">&nbsp;</div>
<div align="JUSTIFY">&nbsp;</div>
<div align="JUSTIFY">&nbsp;</div>
<div align="JUSTIFY">&nbsp;</div>
<div align="JUSTIFY">&nbsp;</div>
<div align="JUSTIFY">Vista dall&rsquo;alto</div>
<div align="JUSTIFY">&nbsp;</div>
</td>
</tr>
<tr valign="TOP">
<td width="377">
<div align="JUSTIFY"><a href="http://www.quadernimarinari.it/wp-content/uploads/2012/01/tre.jpg" rel="lightbox[207]"><img alt="" class="alignleft size-medium wp-image-206" height="154" src="http://www.quadernimarinari.it/wp-content/uploads/2012/01/tre-300x154.jpg" title="Sistema NAVE-ICEBREAKER in manovra" width="300" /></a></div>
</td>
<td width="205">
<div align="JUSTIFY">&nbsp;</div>
<div align="JUSTIFY">&nbsp;</div>
<div align="JUSTIFY">&nbsp;</div>
<div align="JUSTIFY">&nbsp;</div>
<div align="JUSTIFY">&nbsp;</div>
<div align="JUSTIFY">&nbsp;</div>
<div align="JUSTIFY">Sistema NAVE-ICEBREAKER</div>
<div align="JUSTIFY">in manovra</div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</dd>
</dl>
<div align="JUSTIFY">altre due navi, a poca distanza ebbero lo stesso problema, comprendemmo che, forse, non c&rsquo;era pi&ugrave; una via apribile: il ghiaccio si era compattato molto bene; non ci restava che chiamare l&rsquo;icebreaker e rimanere in attesa. Non &egrave; piacevole rimanere in balia del ghiaccio!</div>
<div align="JUSTIFY">Arriv&ograve; il rompighiaccio che, con la sua potenza da gigante dei mari, ci avvolse come in un materno abbraccio e, dopo un paio di evoluzioni intorno per rompere il ghiaccio, ci accolse, come la chioccia con i suoi pulcini, e in convoglio, ci fece raggiungere acque pi&ugrave; libere. Proseguimmo da soli cercando il passaggio pi&ugrave; sicuro attraverso gli strati di ghiaccio pi&ugrave; sottili: pi&ugrave; con l&rsquo;abilit&agrave; dell&rsquo;uomo di mare che attraverso la strumentazione, io sto cercando di acquisirla e, vi assicuro, &egrave; un&rsquo;esperienza indimenticabile che segner&agrave; la mia vita per sempre!</div>
<div style="text-align: center;"><a href="http://www.quadernimarinari.it/wp-content/uploads/2012/01/okSNC14502.jpg" rel="lightbox[207]"><img alt="" class="aligncenter size-medium wp-image-200" height="225" src="http://www.quadernimarinari.it/wp-content/uploads/2012/01/okSNC14502-300x225.jpg" title="Convoglio: rimorchiatore e navi assistite" width="300" /></a></div>
<div style="text-align: justify;">
<div align="JUSTIFY"><u>Al termine della interessante conferenza gli studenti di V classe rivolgono domande</u>.</div>
<div align="JUSTIFY">&nbsp;</div>
<div align="JUSTIFY">1) <u>Con quali criteri il V.T.S. d&agrave; le rotte ed i punti di accostata</u>?</div>
<div align="JUSTIFY"><u>Risposta</u>: in base alle varie carte meteo-oceanografiche di previsione e di situazione nelle diverse zone: sono proprio gli stessi <i>icebreaker</i> in<i> stand-by</i>, i rompighiaccio in attesa, che fanno il servizio di scorta verso ogni porto di destinazione. <i>Icebreaker </i>proprio alla deriva nel ghiaccio, in alcune zone strategiche, come potrebbero essere i passaggi ristretti di Nordvalen o pi&ugrave; semplicemente ai limiti della &ldquo;banchisa&rdquo;, dove il ghiaccio inizia ad essere troppo compatto per una navigazione senza scorta. Nel bisogno i rompighiacciovengono a scortare le navi ed aprire la via a chi non resta &ldquo;impantanato&rdquo;. Gli <i>icebreaker </i>danno ai VTS informazioni dirette. Le accostate possono arrivare a 30&deg; o 40&deg;. Quando in zona il vento viene dai quadranti orientali l&rsquo;accumulo di ghiaccio &egrave; lungo la costa svedese; troviamo i WP pi&ugrave; vicini alla costa finlandese; e viceversa con i venti occidentali.</div>
<div align="JUSTIFY">&nbsp;</div>
<div align="JUSTIFY">2) <u>A che distanza la nave segue il rompighiaccio di guida? Qual &egrave; la velocit&agrave; di manovra?</u></div>
<div align="JUSTIFY"><u>Risposta</u>: la velocit&agrave;, diciamo, &egrave; sempre la massima possibile; noi avevamo una velocit&agrave; con macchine &ldquo;<i>Full Ahead</i>&rdquo;(tutta forza avanti) di 14 nodi; non succede quasi mai che venga richiesto di procedere pi&ugrave; lentamente, a meno che non si stia procedendo in convoglio &#8230; allora tutte le navi si devono adeguare a quella che ha la velocit&agrave; minore, o comunque con potenza motore inferiore. Ecco!! ci&ograve; che chiede talvolta il comandante dell&rsquo;<i>icebreaker</i>, quando si arriva in area di operazioni e prima di iniziare il convoglio: &egrave; proprio la potenza dei motori e la massima velocit&agrave; della nave. Una curiosit&agrave;: &egrave; capitato di ricevere la richiesta di attendere qualche ora fermi nel ghiaccio, o di aspettare l&rsquo;arrivo del convoglio &ldquo;in discesa&rdquo; dal mar di Bothnia, o di attendere un&#39;altra nave in modo da unirci al convoglio &ldquo;in salita&rdquo;. La distanza tra nave e rompighiaccio che guida una sola nave non supera 1000 metri. Il Capitano dell&rsquo;<i>icebreaker</i> ed il Comandante della nave sono in continuo contatto radio. Se la nave ha difficolt&agrave; a mantenere la velocit&agrave; perch&eacute; il ghiaccio tende a ricompattarsi in breve tempo, i due Master concordano per navigare pi&ugrave; vicini e mantenere una adeguata velocit&agrave; minore: l&rsquo;<i>icebreaker</i> si avvicina alla nave riducendo temporaneamente la velocit&agrave; pi&ugrave; di quanto l&rsquo;abbia ridotta la nave. Dopo aver ridotto il corridoio di transito tra le due unit&agrave;, il rompighiaccio si porta alla stessa nuova velocit&agrave; della nave. Il minor tempo di transito della nave &egrave; tale da anticipare il processo di ricompattamento; la nave sfugge alla morsa della pack. Per la sicurezza del convoglio la brevit&agrave; dell&rsquo;intervallo vale, in tal caso, pi&ugrave; della lunghezza del convoglio.</div>
<div align="JUSTIFY">&nbsp;</div>
<div align="JUSTIFY">3) <u>&Egrave; difficile far rimanere la nave nel varco, lo stretto canale aperto dell&rsquo;</u><i><u>icebreaker</u></i><u>? Chi sta al timone, il marinaio o l&rsquo;ufficiale</u>?</div>
<div align="JUSTIFY"><u>Risposta</u>: alla seconda domanda risponder&ograve; dopo. Non &egrave; facile spiegare come intervenire per rimanere nel corridoio di transito aperto dal rompighiaccio, manovrare per non andare a strisciare il pack sotto l&rsquo;azione del vento. Si &egrave; guidati dall&rsquo;intuito; &egrave; necessario agire correttamente e prontamente col timone. Non sempre si riesce; c&rsquo;&egrave; la corrente, talvolta; ma la corrente &egrave; subdola, non si vede. Non &egrave; piacevole portare la nave (anche se contro volont&agrave;) a strisciare contro il ghiaccio e udire lo &ldquo;stridio&rdquo; delle lamiere ed avvertire il rischio di traversare la nave, possibile preludio di finire attanagliati dalla banchisa.</div>
<div align="JUSTIFY">&nbsp;</div>
<div align="JUSTIFY">4) <u>Se la nave &egrave; presa dalla morsa del ghiaccio come agite? La nave ha il doppio scafo</u>?</div>
<div align="JUSTIFY"><u>Risposta</u>: la prima preoccupazione del comandante &egrave; quella di avvertire il direttore di Macchina. L&rsquo;elica non deve essere bloccata dal ghiaccio; deve sempre girare perch&eacute; deve smuovere l&rsquo;acqua d&rsquo;intorno. Se la nave ha l&rsquo;elica a passo fisso si deve far girare molto lentamente l&rsquo;elica, cio&egrave; con i giri (al minuto) al minimo. Se la nave ha l&rsquo;elica a passo vario si mette il propulsore a passo zero. Tutte le chimichiere sono costruite col doppio scafo.</div>
<div align="JUSTIFY">&nbsp;</div>
<div align="JUSTIFY">5) <u>&Egrave; importante conoscere lo spessore del ghiaccio</u>?</div>
<div align="JUSTIFY"><u>Risposta</u>: si. L&rsquo;indicazione dello spessore del ghiaccio, nelle varie zone, &egrave; contenuta nelle cartine meteofax, e in quelle che si trovano sui siti internet, per le navi che hanno il collegamento con la rete; in generale il VTS, durante il contatto via VHF, d&agrave; un&#39;indicazione sullo spessore massimo del ghiaccio; informa sulla situazione generale che si trover&agrave; lungo la rotta per il porto di destinazione. Qualche volta lo strato supera 1 metro. Sappiamo che l&rsquo;acqua marina di circolazione del raffreddamento viene dalle prese: basse o alte. Se la nave, in zavorra, navigasse con le prese alte e rimanesse nell&rsquo;abbraccio del pack non andrebbe incontro ad altri problemi a condizione che sia stato fatto un preventivo maggiore zavorramento per evitare l&rsquo;occlusione delle prese da parte della morsa del ghiaccio.</div>
<div align="JUSTIFY">&nbsp;</div>
<div align="JUSTIFY">6) <u>Ha mai incontrato lastroni di ghiaccio isolati e non segnalati?</u></div>
<div align="JUSTIFY"><u>Risposta</u>: se il lastrone di ghiaccio &egrave; grande, &egrave; raro che sfugga all&rsquo;avvistamento e &hellip; alla segnalazione, sempre doverosa da parte di una nave. L&rsquo;incontro capita spesso, verso la fine della stagione, quando il ghiaccio si disperde e inizia a dividersi in parti; perci&ograve; si naviga sempre coi proiettori accesi di notte, proprio per cercare di avvistare ed evitare il pi&ugrave; possibile i pezzi pi&ugrave; grossi. &Egrave; vero che la nave &egrave; classificata <i>ICE Class</i>, ma &egrave; meglio non fidarsi; scontrare un pezzo di ghiaccio alla massima velocit&agrave; non &egrave; molto &hellip; bello; meglio evitare, se possibile. Sovente si fanno accostate su accostate pur di evitare il ghiaccio!</div>
<div align="JUSTIFY">&nbsp;</div>
<div align="JUSTIFY">7)<u> Ha mai incontrato, in altri mari, un iceberg?</u></div>
<div align="JUSTIFY"><u>Risposta</u>: no. &ldquo;In altri mari&rdquo; &egrave; precisazione corretta. Gli <i>iceberg</i> hanno un&rsquo;origine precisa: si staccano dai nevai delle montagne alte, scoscese; scendono a valle e finiscono in mare, come ad esempio (lo saprete tutti) le terre della Groenlandia ed altre. Il Golfo di Bothnia &egrave; circondato da terre pianeggianti o quasi. Meglio cos&igrave;, un problema in meno. Ma non &egrave; esclusa la possibilit&agrave;, con altri viaggi, di fare la conoscenza!</div>
<div align="JUSTIFY">&nbsp;</div>
<div align="JUSTIFY"><i><u>Cari giovani</u></i><i>,</i> le incombenze dell&rsquo;Ufficiale a bordo sono numerose. Seguire alla lettera le procedure come da &ldquo;check list&rdquo; &hellip; le &ldquo;continue Ispezioni delle maggiori Compagnie Petrolifere&rdquo; &hellip; l&rsquo;ufficiale rischia di perdere l&rsquo;altro aspetto della professionalit&agrave;, anche se poco conosciuto e riconosciuto, ma non per questo meno importante dei tanti controlli. Intendo dire non si deve perdere di vista l&rsquo;importanza dell&#39;esperienza vera dell&#39;uomo di mare. Da Allievo non ho mai perso occasione per tenermi stretto il timone, sapendo che certe esperienze avrei rischiato di non poterle pi&ugrave; provare direttamente. Rispondo alla domanda in sospeso. Di norma il marinaio &egrave; al timone. Ma non bisogna dimenticare che l&rsquo;ufficiale &egrave; responsabile della guardia. Egli &egrave; motivato se nel tirocinio di allievo ha acquisito esperienze preziose; tra cui, ripeto, saper stare al timone (col consenso del Primo e col pretesto di dare al Marinaio un po&rsquo; di riposo &hellip;). Solamente cos&igrave;, da ufficiale, si &egrave; pronti a dare un tempestivo suggerimento al timoniere o rilevare il marinaio poco esperto in particolari frangenti. L&rsquo;Ufficiale, nel servizio di guardia, non sta al timone perch&eacute; gi&agrave; occupato a mettere i punti nave sulla carta nautica, seguire la navigazione e a intrattenere comunicazioni VHF con l&rsquo;<i>icebreaker</i>, ovviamente col Comandante a sovrintendere. Solamente l&rsquo;ufficiale che ha conoscenza dei problemi e possiede il senso della professionalit&agrave; nell&rsquo;emergenza va oltre la routine e sa fronteggiare una situazione difficile.</div>
<div style="text-align: center;"><a href="http://www.quadernimarinari.it/wp-content/uploads/2012/01/okSNC14527.jpg" rel="lightbox[207]"><img alt="" class="aligncenter size-medium wp-image-202" height="225" src="http://www.quadernimarinari.it/wp-content/uploads/2012/01/okSNC14527-300x225.jpg" title="okSNC14527" width="300" /></a></div>
<div style="text-align: center;">
				<a href="http://www.quadernimarinari.it/wp-content/uploads/2012/01/okSNC14482.jpg" rel="lightbox[207]"><img alt="" class="aligncenter size-medium wp-image-203" height="225" src="http://www.quadernimarinari.it/wp-content/uploads/2012/01/okSNC14482-300x225.jpg" title="okSNC14482" width="300" /></a></div>
</p></div>
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<div class='shareaholic-canvas' data-app-id='489106' data-app='share_buttons' data-title='Navigare tra i ghiacci' data-link='https://www.quadernimarinari.it/2012/01/navigare-tra-i-ghiacci/' data-summary=''></div>]]></content:encoded>
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		<title>Pilotaggio, arte della marineria</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Dec 2011 10:49:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letture Moderna]]></category>

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		<description><![CDATA[del Pilota Comandante Cap. L.c. Massimiliano Gazzale Il Pilota del porto &#233; una figura che fa parte dei servizi nautici di ogni porto, assieme ad ormeggiatori e rimorchiatori portuali. Il Pilota del porto non &#233; un lavoro, un mestiere o un&#8217;arte, &#233; tutte e tre queste cose insieme. Prima di tutto &#232; un Servizio. Il [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>del Pilota Comandante Cap. L.c. Massimiliano Gazzale</p>
<p>	Il Pilota del porto &eacute; una figura che fa parte dei servizi nautici di ogni porto, assieme ad ormeggiatori e rimorchiatori portuali. Il Pilota del porto non &eacute; un lavoro, un mestiere o un&rsquo;arte, &eacute; tutte e tre queste cose insieme. Prima di tutto &egrave; un Servizio. Il Pilota &egrave; al servizio della Sicurezza del porto, concorre a mantenerla a livelli altissimi e dipende in tutto e per tutto dalla Autorit&agrave; Marittima, che assolve il compito di garantire la Sicurezza in senso generale.<br />
	Essere un Pilota significa quindi servire ad uno scopo di interesse generale; &egrave; con questo spirito che occorre affrontare qualsiasi tematica relativa al pilotaggio. &Egrave; facile parlare di altri aspetti del servizio di pilotaggio come la &ldquo;turnistica&rdquo; favorevole, la presunta indipendenza da tutto e da tutti, la presunta irresponsabilit&agrave; in caso di incidenti, per non parlare del lato economico; ed &egrave; altrettanto facile cadere in errore di giudizio, relegando al rango di casta una categoria di professionisti che come poche altre lavora in silenzio 24 ore al giorno ad altissimi livelli e con altissimi rischi personali.<span id="more-172"></span><br />
	La marineria odierna &egrave; sotto gli occhi di tutti; grazie a strumenti elettronici innovativi &egrave; possibile seguire una nave in ogni secondo, stando ad una scrivania. Il pi&ugrave; piccolo incidente &egrave; portato a conoscenza dell&#39;opinione pubblica in pochi minuti. Le conversazioni radio e sul ponte di comando sono costantemente registrate. In questo scenario le azioni e i suggerimenti del Pilota devono essere certi, precisi, tempestivi, devono riflettere una valutazione effettuata in pochi secondi sull&#39;esito della manovra che dovr&agrave; essere positivo. In caso contrario, le responsabilit&agrave; del Pilota saranno enormi: quando si parla di manovrare gli oggetti pi&ugrave; grandi e costosi che l&rsquo;uomo costruisce, si parla di valori in gioco inestimabili, in cui entrano di diritto la protezione personale e ambientale. Il gioco finisce di essere un gioco e diventa una faccenda seria, molto seria, e come tale va trattata. Il Pilota &egrave; consapevole di tutto questo ed utilizza la propria perizia e i mezzi a disposizione per valutare e mitigare il rischio di incidenti a valori accettabili, in cui solo l&#39;imprevisto pu&ograve; fare &ldquo;tiri mancini&rdquo;. In Italia si diventa Pilota del porto tramite concorso pubblico per titoli ed esami, si effettua un tirocinio di 12 mesi e circa 1000 manovre in accoppiata a colleghi pi&ugrave; esperti e dopo un esame ulteriore si entra in Servizio. Il periodo di tirocinio serve a comprendere come il punto di vista di un Comandante non potr&agrave; mai assomigliare a quello di un Pilota; chi accede al Servizio pu&ograve; avere il &ldquo;background&rdquo; pi&ugrave; vario e di tutto rispetto ma si accorge presto della scarsa utilit&agrave; del bagaglio di esperienze precedenti per essere un Pilota, quando osserva i colleghi pi&ugrave; esperti e non ne capisce le azioni, le parole, il senso di quello che fanno. Essere gi&agrave; stati al Comando ed aver effettuato qualche manovra, pu&ograve; essere controproducente! Si possono aver imparato automatismi errati e dannosi, ma nei 12 mesi di tirocinio, se animati da buona volont&agrave; e passione, qualcosa si impara.<br />
	&Egrave; giusto traguardare il Servizio di Pilotaggio come obiettivo per chi naviga o inizia a navigare?<br />
	Certamente si, e, a mio parere, principalmente se nel trascorrere i mesi in mare ci si rende conto dell&#39;importanza che riveste il pilotaggio nell&rsquo;ambito del sistema porto, dove pur essendo un piccolo granello, risulta fondamentale. &Egrave; sconsigliabile l&rsquo;approccio al Servizio di pilotaggio per coloro i quali non siano animati da spirito di sacrificio, non possiedano la necessaria freddezza e calma e serenit&agrave; di valutazione, per coloro i quali pensano e cercano di sentirsi &ldquo;arrivati&rdquo;. Non &egrave; affatto cos&igrave;, tutto il contrario se mai: dalla fase critica dell&#39;imbarco o sbarco con tempo cattivo, alla avaria durante la manovra, che per quanto esorcizzata prima o poi arriva, ogni istante in servizio &egrave; motivo di crescita professionale; nessun Pilota vi dir&agrave; mai che &egrave; arrivato e che ne ha gi&agrave; viste di tutti i colori, la bellezza di questa arte &egrave; anche nell&#39;imprevisto dietro l&rsquo;angolo.<br />
	Il lavoro di Pilota &egrave; uno dei lavori pi&ugrave; interessanti e appaganti, nonch&eacute; uno dei pi&ugrave; rischiosi. &Egrave; interessante perch&eacute; ogni manovra &egrave; diversa dalle altre, ogni giorno le condizioni meteo introducono variabili diverse, la stessa nave caricata pi&ugrave; o meno risponde in maniera diversa.<br />
	Occorre lucidit&agrave; e freddezza, capacit&agrave; di astrazione, di adattamento, di valutazione in tempi rapidissimi.<br />
	La soddisfazione pi&ugrave; grande &egrave; ricevere una stretta di mano dal Comandante mentre dice &ldquo;good job&rdquo;.</p>
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		<title>Gli algoritmi per calcolare Ri e Rf con le Analogie di Nepero</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Feb 2010 12:51:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letture Moderna]]></category>

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		<description><![CDATA[Il prof. M.G. , docente di Nautica nel Professionale marittimo, domanda: &#8220;quali sono gli algoritmi per calcolare Ri e Rf con&#160; le Analogie di Nepero? tang-1 {sen [(&#966;&#8217; + &#966;)/2] / cos [(&#966;&#8217; - &#966;)/2]&#215;tang (&#916;&#955; /2) }= (Rf &#8211;Ri )/2 = D tang-1 {cos [(&#966;&#8217; + &#966;)/2] / sen [(&#966;&#8217; - &#966;)/2]&#215; tang (&#916;&#955; [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il prof. M.G. , docente di Nautica nel Professionale marittimo, domanda: &ldquo;quali sono gli algoritmi per calcolare Ri e Rf con&nbsp; le Analogie di Nepero?</p>
<p>	tang-1 {sen [(&phi;&rsquo; + &phi;)/2] / cos [(&phi;&rsquo; - &phi;)/2]&times;tang (&Delta;&lambda; /2) }= (Rf &ndash;Ri )/2 = D</p>
<p>	tang-1 {cos [(&phi;&rsquo; + &phi;)/2] / sen [(&phi;&rsquo; - &phi;)/2]&times; tang (&Delta;&lambda; /2)}= (Rf+Ri)72 = S </p>
<p>	&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Ri = S &#8211; D&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Rf = S + D</p>
<p>	Note: &phi; , &phi;&rsquo; , &Delta;&lambda;&nbsp; (&lambda;&rsquo;- &lambda;) entrano nelle due formule con i loro segni algebrici.</p>
<p>	Se un risultato o entrambi i risultati (S &plusmn; D) risultano negativi, aggiungere</p>
<p>	&nbsp;180&deg; e si ottengono valori semicircolari contati da Nord.</p>
<p>	Con &Delta;&lambda; Est i valori&nbsp; Ri e Rf, cos&igrave; trovati, sono definitivi.</p>
<p>	Con &Delta;&lambda; Ovest ai valori trovati Ri e Rf semicircolari va sommato 180&deg; e</p>
<p>	&nbsp;si ottengono Ri e Rf circolari.</p>
<p>	&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Esempi.</p>
<p>	&nbsp;</p>
<p>	Hobart ( 43&deg;S;&nbsp; 147&deg;30&rsquo;E)&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Panama ( 5&deg;N ;&nbsp; 79&deg;W)</p>
<p>	&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &Delta;&lambda; 133&deg;30&rsquo; E</p>
<p>	&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </p>
<p>	Ri =R = 119&deg;12&rsquo;16&rdquo;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Rf = R = 39&deg;51&rsquo;12&rdquo;</p>
<p>	&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; -&nbsp;&nbsp; -&nbsp;&nbsp; -&nbsp;&nbsp; -&nbsp;&nbsp; -&nbsp;&nbsp; -&nbsp;&nbsp; -&nbsp;&nbsp; -&nbsp;&nbsp; -&nbsp;&nbsp; -&nbsp;&nbsp; -&nbsp;&nbsp; -&nbsp;&nbsp; -&nbsp;&nbsp; -</p>
<p>	Albany (&phi; 34&deg;S; &lambda; 118&deg;&rsquo;E)&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; C&deg;Aghulas (&phi;&rsquo; 35&deg;S ; &lambda; &lsquo; 20&deg; E)</p>
<p>	&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &Delta;&lambda; 98&deg; W&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </p>
<p>	&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </p>
<p>	Ri&nbsp;&nbsp; 56&deg;23&rsquo;4&rdquo;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Rf&nbsp; 122&deg;33&rsquo;39&rdquo;W<br />
	R&nbsp;&nbsp; 236&deg;23&#39;4&quot;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; R&nbsp;&nbsp; 302&deg;33&#39;39&quot;</p>
<p>	&nbsp;<br />
	&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; -&nbsp;&nbsp; -&nbsp;&nbsp; -&nbsp;&nbsp; -&nbsp;&nbsp; -&nbsp;&nbsp; -&nbsp;&nbsp; -&nbsp;&nbsp; -&nbsp;&nbsp; -&nbsp;&nbsp; -&nbsp;&nbsp; -&nbsp;&nbsp; -&nbsp;&nbsp; -&nbsp;&nbsp; -&nbsp;&nbsp; -</p>
<p>	&nbsp;~C&deg; Buona Speranza&nbsp; 34&deg;25&rsquo;S;&nbsp; 20&deg;E;&nbsp;&nbsp; Halifax Can. 43&deg;50&rsquo;N; 62&deg;17&rsquo;W</p>
<p>	&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &Delta;&lambda;&nbsp; 82&deg;17&rsquo; W&nbsp;&nbsp; </p>
<p>	Ri&nbsp; &#8211; 48&deg;,7867&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Rf&nbsp; &ndash; 59&deg;,3493</p>
<p>	&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; + 180 + 180&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; +180 +180 </p>
<p>	R =311&deg;12&rsquo;48&rdquo;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; R =&nbsp; 300&deg;39&rsquo;02&rdquo;</p>
<p>	&nbsp;</p>
<p>	Note&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Francois Viete, lat. Vieta (1540-1603), matematico e politico francese del periodo rinascimentale.</p>
<p>	John Neper (o Napier, lat.Nepero (1550-1617), matematico scozzese. Per semplificare i calcoli invent&ograve; i logaritmi. I primi furono chiamati neperiani; sono quelli che hanno la base e = 2,71&hellip; il limite della funzione&nbsp; (1 +1/n)n&nbsp; per n &rarr; &infin;.&nbsp; Poi furono introdotti i Logaritmi decimali.</p>
<p>	Henry Briggs (1561-1630) matematico inglese. Compil&ograve; le tavole dei Loga-ritmi decimali: 30000 numeri naturali con 14 cifre decimali. Lavor&ograve; con Nepero.</p>
<p>	Leonhard Euler lat.Eulero (1707-83), matematico svizzero. Pervenne alle formule di trasformazione degli esponenziali in formule trigonometriche.</p>
<p>	Jean Charles Borda, (1733-99), matematico francese. Calcol&ograve; la lunghezza del meridiano terrestre.</p>
<div class='shareaholic-canvas' data-app-id='489106' data-app='share_buttons' data-title='Gli algoritmi per calcolare Ri e Rf con le Analogie di Nepero' data-link='https://www.quadernimarinari.it/2010/02/gli-algoritmi-per-calcolare-ri-e-rf-con-le-analogie-di-nepero/' data-summary=''></div>]]></content:encoded>
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		<title>Sistema di Identificazione e Tracciamento a Lungo Raggio (LRIT)</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Feb 2010 22:21:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letture Moderna]]></category>

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		<description><![CDATA[Long Range Identification and Tracking&#160;&#160;&#160;&#160;&#160; da parte del Capitano L.C. Fabio Tortora (Tecnico Navale R.I.NA.) &#160; 1- Introduzione &#160; Nel 2002 &#232; stato introdotto il requisito dell&#8217;Automatic Identification System (AIS) per tutte le navi aventi stazza lorda maggiore o uguale a 300 tonnellate che effettuano viaggi internazionali, tutte le navi da carico di stazza lorda [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Long Range Identification and Tracking&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br />
	da parte del Capitano L.C. Fabio Tortora (Tecnico Navale R.I.NA.)</p>
<p>	&nbsp;</p>
<p>	1- Introduzione</p>
<p>	&nbsp;</p>
<p>	Nel 2002 &egrave; stato introdotto il requisito dell&rsquo;Automatic Identification System (AIS) per tutte le navi aventi stazza lorda maggiore o uguale a 300 tonnellate che effettuano viaggi internazionali, tutte le navi da carico di stazza lorda uguale o superiore a 500 tonnellate (anche se non effettuano viaggi internazionali) e tutte le navi passeggeri indipendentemente dalla stazza; l&rsquo;AIS, oltre a migliorare la sicurezza della navigazione, permette agli Stati costieri di monitorare il traffico entro la portata VHF dalle proprie coste (o, per meglio dire, dalle proprie stazioni di monitoraggio del traffico), ma il monitoraggio a lungo raggio non &egrave; possibile con l&rsquo;AIS.<br />
	<span id="more-90"></span><br />
	A seguito di discussioni in sede IMO (International Marittime Organization), il concetto di Long-Range Identification and Tracking of Ships (LRIT) &egrave; stato sviluppato per le navi che effettuano viaggi internazionali e il 1&deg; Gennaio del 2008, la nuova regola 19-1 del Capitolo V della Convenzione SOLAS &rsquo;74 come emendata &egrave; entrata in vigore.</p>
<p>	&nbsp;</p>
<p>	LRIT &egrave; un&rsquo;iniziativa di sicurezza marittima che permette agli Stati contraenti di richiedere e ricevere rapporti di posizione; in particolare, uno Stato ha la facolt&agrave; di ricevere informazioni da navi che:</p>
<p>	&nbsp;&nbsp; 1. battono la sua bandiera, indipendentemente dalla zona di mare in cui queste si trovano;<br />
	&nbsp;&nbsp; 2. hanno dichiarato l&rsquo;intenzione di approdare in una &ldquo;port facility&rdquo; o in un luogo situato sotto la sua giurisdizione, indipendentemente da dove tali navi si trovino, a meno che non siano nelle acque interne alla linea di base, come definita dal diritto internazionale, di un altro Stato;<br />
	&nbsp;&nbsp; 3. navigano ad una distanza non superiore a 1000 miglia nautiche dalle sue coste, a meno che non si trovino nelle acque interne alla linea di base, come definita dal diritto internazionale, di un altro Stato o all&rsquo;interno delle acque territoriali dello Stato di cui la nave batte bandiera.</p>
<p>	&nbsp;</p>
<p>	2- Applicazione</p>
<p>	&nbsp;</p>
<p>	La regola V/19-1 si applica alle navi passeggeri che effettuano viaggi internazionali e alle navi da carico pari o superiori a 300 tonnellate di stazza lorda che effettuano viaggi internazionali, queste navi devono essere dotate di un sistema per trasmettere automaticamente le informazioni LRIT a partire dal 31 Dicembre 2008 (per le navi esistenti in tale data, l&rsquo;installazione &egrave; avvenuta in base alla data della successiva visita radio), sono esentate dall&rsquo;installazione le navi certificate per navigare solamente entro l&rsquo; area A1 del GMDSS se sono dotate di AIS indipendentemente dalla loro data di costruzione.</p>
<p>	Le informazioni che devono essere trasmesse sono le seguenti:</p>
<p>	&nbsp;&nbsp;&nbsp; * Identificativo della nave;<br />
	&nbsp;&nbsp;&nbsp; * La posizione della nave (in latitudine e longitudine);<br />
	&nbsp;&nbsp;&nbsp; * La data e l&rsquo;ora della posizione fornita.</p>
<p>	&nbsp;</p>
<p>	&nbsp; </p>
<p>	3- Funzionamento del sistema</p>
<p>	&nbsp;</p>
<p>	Il sistema LRIT comprende l&rsquo;apparecchiatura di bordo per la trasmissione dei dati, i &ldquo;Communication Service Providers&rdquo;, gli &ldquo;Application Service Providers&rdquo;, gli LRIT &ldquo;Data Centres&rdquo;, l&rsquo;LRIT &ldquo;Data Distribution Plan&rdquo; e l&rsquo;&rdquo;International LRIT Data Exchange&rdquo;.</p>
<p>	I Governi contraenti devono assumersi i costi associati ad ogni informazione LRIT che essi richiedono e ricevono che non dovranno essere richiesti alle navi; i servizi di ricerca e salvataggio sono gratuiti.</p>
<p>	&nbsp;</p>
<p>	Le informazioni LRIT sono fornite attraverso un sistema di &ldquo;LRIT Data Centres&rdquo; Nazionali, Regionali, Cooperativi ed Internazionali; ogni Governo deve selezionare un &ldquo;LRIT Data Centre&rdquo; e le navi battenti la sua bandiera devono trasmettere le informazioni LRIT solamente al &ldquo;Data Centre&rdquo; selezionato; ogni Governo contraente deve o stabilire o partecipare all&rsquo;istituzione di un &ldquo;LRIT Data Centre&rdquo;, oppure concludere un accordo con un &ldquo;Data Centre&rdquo;.</p>
<p>	&nbsp;</p>
<p>	&nbsp;&nbsp; 1. CSP &ndash; Communication Service Provider fornisce l&rsquo;infrastruttura di comunicazione e i servizi necessari per stabilire una &lsquo;via di comunicazione&rsquo; tra la nave e l&rsquo; &ldquo;Application Service Provider&rdquo; (ASP). Le informazioni LRIT trasmesse dalla nave viaggiano attraverso la via di comunicazione costituita dal CSP fino al ASP.<br />
	&nbsp;&nbsp; 2. ASP &ndash; l&rsquo;ASP, dopo aver ricevuto le informazioni LRIT dalla nave, aggiunge ulteriori informazioni addizionali al messaggio LRIT e passa il messaggio sviluppato al &ldquo;LRIT Data Centre&rdquo; associato. La funzionalit&agrave; richiesta per la programmazione e la comunicazione dei comandi all&rsquo;apparecchiatura di bordo &egrave; fornita dall&rsquo;ASP.<br />
	&nbsp;&nbsp; 3. DC &ndash; Gli &ldquo;LRIT Data Centres&rdquo; immagazzinano tutte le informazioni LRIT in arrivo dalle navi istruite dai propri Governi di trasmettere i dati LRIT ad un determinato DC. Gli &ldquo;LRIT Data Centres&rdquo; distribuiscono le informazioni LRIT agli &ldquo;LRIT Data Users&rdquo; in accordo al &ldquo;Data Distribution Plan&rdquo; (DDP).<br />
	&nbsp;&nbsp; 4. DDP &ndash; Il DDP contiene le informazioni richieste dai &ldquo;Data Centres&rdquo; per determinare come le informazioni LRIT verranno distribuite ai vari Governi contraenti. Il &ldquo;Data Distribution Plan&rdquo; contiene informazioni come regolamenti dei Governi contraenti, poligoni geografici in relazione alle acque costiere dei Governi contraenti, porti e &ldquo;port facilities&rdquo;.<br />
	&nbsp;&nbsp; 5. IDE &ndash; I &ldquo;Data Centres&rdquo; processano tutti i messaggi LRIT a e dall&rsquo; &ldquo;International Data Exchange&rdquo; (IDE). L&rsquo;IDE processa tutti i messaggi LRIT tra i &ldquo;Data Centres&rdquo;. L&rsquo;IDE indirizza i messaggi al &ldquo;Data Centre&rdquo; appropriato in base alle informazioni contenute nel DDP. L&rsquo;IDE non immagazzina i dati contenuti nei messaggi LRIT.<br />
	&nbsp;&nbsp; 6. DU &ndash; &ldquo;LRIT Data Users&rdquo; possono avere il diritto di ricevere le informazioni LRIT nella loro funzione di Stato di bandiera, Stato di destinazione, Stato costiero o servizi di ricerca e salvataggio.</p>
<p>
	VEDI FIGURA</p>
<p>
	4- Apparecchiatura di bordo</p>
<p>	L&rsquo;apparecchiatura di bordo per la trasmissione dei dati deve soddisfare i seguenti requisiti minimi:</p>
<p>	&nbsp; </p>
<p>	&nbsp;&nbsp;&nbsp; * Deve essere capace di trasmettere le informazioni LRIT ogni 6 ore ad un LRIT Data Centre automaticamente e senza intervento umano a bordo;</p>
<p>	&nbsp;&nbsp;&nbsp; *<br />
	&nbsp;&nbsp;&nbsp; * Deve essere capace di essere configurato remotamente per trasmettere le informazioni LRIT a intervalli variabili;<br />
	&nbsp;&nbsp;&nbsp; * Deve essere capace di trasmettere le informazioni LRIT a seguito della ricezione di comandi di interrogazione;<br />
	&nbsp;&nbsp;&nbsp; * Deve essere interfacciato direttamente con l&rsquo;apparecchiatura satellitare di bordo per determinare la posizione (GPS, GLONASS, GALILEO &hellip;), oppure deve avere capacit&agrave; di fornire la posizione;<br />
	&nbsp;&nbsp;&nbsp; * Deve essere alimentato con energia proveniente dalla fonte di emergenza della nave.</p>
<p>	&nbsp;</p>
<p>	L&rsquo;apparecchiatura di bordo deve trasmettere le informazioni LRIT usando un sistema di comunicazione che provveda ad un&rsquo; adeguata copertura in tutte le aree (GMDSS) dove la nave opera; quando la nave, per un lungo periodo, &egrave; in riparazione, modifica o conversione in bacino o in cantiere o &egrave; messa in disarmo, il Comandante, sentita l&rsquo;Amministrazione (Autorit&agrave; Marittima), pu&ograve; ridurre la frequenza di trasmissione dei dati a una trasmissione ogni 24 ore, oppure pu&ograve; fermare la trasmissione delle informazioni.</p>
<p>	L&rsquo;LRIT deve poter essere spento oppure cessare la trasmissione delle informazioni LRIT nei seguenti casi:</p>
<p>	&nbsp;&nbsp;&nbsp; * Dove accordi internazionali o regole prevedano la protezione delle informazioni di navigazione;<br />
	&nbsp;&nbsp;&nbsp; * In circostanze eccezionali e per la pi&ugrave; breve durata possibile se l&rsquo;operazione non compromette la sicurezza della nave a discrezione del Comandante. In tale caso il Comandante deve informare tempestivamente l&rsquo;Autorit&agrave; Marittima e registrare l&rsquo;avvenimento nel Giornale Nautico.</p>
<p>	L&rsquo;apparecchiatura di bordo per la trasmissione dei dati LRIT deve essere di tipo approvato dall&rsquo;Amministrazione e deve superare un &ldquo;Conformance test&rdquo; da parte di un ASP (Application Service Provider) autorizzato o riconosciuto dall&rsquo;Amministrazione, a buon esito del quale deve essere rilasciato un rapporto al Comando di bordo.</p>
<p style="text-align: center;"><img alt="480_0_476706_56467" class="aligncenter size-full wp-image-91" height="264" src="http://www.quadernimarinari.it/wp-content/uploads/2010/02/480_0_476706_56467.jpg" title="480_0_476706_56467" width="480" /></p>
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		<item>
		<title>Quattro ore di guardia con il II° Ufficiale: da mezzanotte alle quattro</title>
		<link>https://www.quadernimarinari.it/2010/02/quattro-ore-di-guardia-con-il-ii%c2%b0-ufficiale-da-mezzanotte-alle-quattro/</link>
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		<pubDate>Thu, 11 Feb 2010 22:13:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letture Moderna]]></category>

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		<description><![CDATA[A cura del&#160;&#160;&#160; Capitano di lungo corso Fabio Tortora Caro lettore; sono le 23.50, saliamo sul Ponte e stiamo insieme un po&#8217; di tempo durante la mia guardia notturna dalle 00.00 alle 04.00. Mi esprimo come parlo al mio allievo. Saluto la guardia smontante con il &#8220;Buon giorno!&#8221; Le consegne. Il Terzo Ufficiale smontante mi [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>A cura del&nbsp;&nbsp;&nbsp; Capitano di lungo corso Fabio Tortora</p>
<p>	Caro lettore; sono le 23.50, saliamo sul Ponte e stiamo insieme un po&rsquo; di tempo durante la mia guardia notturna dalle 00.00 alle 04.00. Mi esprimo come parlo al mio allievo. Saluto la guardia smontante con il &ldquo;Buon giorno!&rdquo;</p>
<p>	Le consegne. Il Terzo Ufficiale smontante mi lascia le consegne: nave con funzione Trak mode, comando go to track; mi avverte che durante la mia guardia la nave arriver&agrave; al Waypoint (WP) per l&rsquo;accostata. Non vi &egrave; traffico e nessuna anormalit&agrave;. Cielo stellato, visibilit&agrave; buona.</p>
<p>	In zona c&rsquo;&egrave; vento moderato da Sud. La nave, superate le Grandi Antille, dirige verso la Florida seguendo una spezzata del circolo massimo (con la funzione Great Circle Sailing). La rotta &egrave; 300&deg;; la velocit&agrave; &egrave; 20,40 nodi.<br />
	<span id="more-82"></span><br />
	Alle ore 00.35 la nave &egrave; nel punto P (v. figura 22), 10 metri a dritta della rotta. La posizione deviata &egrave; segnalata da un triangolino di colore giallo; le Nav-lines sono a 250 metri a dritta ed a sinistra della rotta (questo valore viene impostato dall&rsquo;Ufficiale alla Navigazione nella fase di pianificazione; potrebbe scendere a 200 o 100 metri, a seconda delle esigenze della navigazione da effettuare).</p>
<p>	La Corrente del Golfo. Alle 00.50 sento l&rsquo;allarme del &ldquo;Track limit&rdquo;: la nave si trova oltre 250 metri a dritta della rotta programmata; il triangolino del punto fuori rotta &egrave; diventato rosso; intuisco che la nave sia entrata in zona di corrente; osservo sullo schermo, verso periferia, la freccia della corrente: oltre 3 nodi per N-NE; siamo sull&rsquo;asse della Corrente del Golfo (Gulf Stream). Il sistema non &egrave; riuscito ad essere tempestivo per correggere l&rsquo;effetto del repentino aumento della corrente.</p>
<p>	Decido di sganciare il &ldquo;Track Mode&rdquo; e di passare su &ldquo;Course Mode&rdquo; in modo da impostare la rotta vera che intendo momentaneamente seguire per rientrare tranquillamente sulla rotta programmata, evitando interventi bruschi da parte del sistema. Imposto rotta &#8211; Course 297&deg;.</p>
<p>	Alle ore 01.10 la nave &egrave; rientrata praticamente in rotta, lo spostamento rispetto al Track &egrave; sceso a 25 metri; quindi decido di commutare nuovamente su Track Mode, con il comando &ldquo;to track&rdquo;, e seguo Rotta 300&deg;. Adocchio la Prora (Heading): oscilla tra 297 e 298.</p>
<p>	Spunta una nave. Alle ore 01.55 vedo al radar un bersaglio su rilevamento 359, costante, distanza 9,1 M in diminuzione; al Terzo ufficiale sottordine suggerisco di osservare con i binocoli. Dopo un po&rsquo; mi dice &rdquo;due fanali bianchi&ldquo;; qualche minuto dopo aggiunge &ldquo;e un rosso&rdquo;. Non ho dubbi, una nave che attraversa in rotta di collisione; arriva la conferma dal radar A.R.P.A.: C.P.A.: 0,01; dopo pochi minuti suona l&rsquo;allarme C.P.A./T.C.P.A. (i cui valori vengono impostati sull&rsquo;ARPA in base alle consegne di massima del Comandante). Simulo una manovra evasiva sul radar; effettivamente ho la conferma di quanto avevo in mente di fare per aumentare il CPA fino a 2 miglia senza riduzione di velocit&agrave;: il radar ARPA mi suggerisce un&rsquo;accostata a dritta di 28&deg; da effettuare alle ore 02.01. A questo punto passo in Heading Mode; do uno sguardo all&rsquo;orizzonte, dalla prua fino a oltre il traverso (per assicurarmi che sia tutto libero): dopo aver impostato un &ldquo;Radius&rdquo;di girazione 2,5 miglia, accosto di 30&deg; a dritta. : Prora vera 328&deg;.</p>
<p>	Sento la nave che comincia ad accostare, osservo l&rsquo;indicatore di barra: segna circa 3&deg; di timone, la velocit&agrave; sfiora i 20 nodi, il R.O.T (rate of turn) &egrave; 8, poi 9 , e raggiunge 10 gradi al minuto. Alle 02.04 finisce l&rsquo;accostata. Dopo un po&rsquo; osservo sull&rsquo;autopilota il valore della Rotta vera corrispondente a Pv 328&deg;: esso &egrave;, mediamente, 331&deg; (Rv = Pv + Sc; Sc = 3&deg; &egrave; il segnale proveniente dal GPS).</p>
<p>	Una breve riflessione: avrei potuto accostare in &ldquo;Course Mode&rdquo;, ma sulle manovre evasive preferisco avere il controllo diretto della Prora.</p>
<p>	Alle 02.27 la nave che incrociava &egrave; gi&agrave; transitata al di l&agrave; del mio traverso di sinistra: posso rientrare.</p>
<p>	Manovra di rientro. Raggiungo il visore del radar: tramite il cursore (congiungente la posizione istantanea della nave con il WP) leggo la nuova rotta: Rv 292&deg;; verifico che le acque a sinistra siano libere; su questa nuova rotta imposto il comando TO WP e rimetto il sistema direttamente nella funzione Track Mode. Aumento il radius portandolo a 3 miglia; cos&igrave; operando, la nave esegue un&rsquo;accostata pi&ugrave; dolce, riducendo al minimo la sbandata.</p>
<p>	Terminata la manovra, leggo sulla ripetitrice girobussola la prora corrispondente all&rsquo;angolo di rotta 292&deg; per raggiungere il punto di dirottamento WP: Pg 290&deg; (Pv = Rv &ndash; Sc ; Sc fornito dal GPS; &ldquo;errore gyro&rdquo; 0&deg;).</p>
<p>	La nave si sta avvicinando al punto WP di accostata pianificata. Dopo qualche minuto, alle ore 03.01 sento l&rsquo;allarme di A.P. (Approaching Point); questo allarme viene preventivamente impostato dall&rsquo;ufficiale di guardia: ad esempio 350 metri di &ldquo;distanza dal W.O.P. : wheel over point, punto di timone). Tacito l&rsquo;allarme; dopo essermi accertato che sulla nuova rotta sia tutto libero, schiaccio l&rsquo;apposito tasto Execute e cos&igrave; do il consenso di accostata automatica. Una volta raggiunto il WOP, il timone va da solo alla banda per accostare secondo i parametri pianificati ed impostati (Radius oppure Rate of turn -R.O.T.- , e distanza all&rsquo;incrocio).</p>
<p>	Sulla nuova rotta &ndash;285&deg;-, dopo il WP, la nave si trova gi&agrave; in Track Mode.</p>
<p>	Sono quasi le 04.00; eseguo le consuete verifiche sugli strumenti e rimango in attesa di passare le consegne al Primo Ufficiale montante, il Sior &hellip;.</p>
<p>	Come puoi notare, caro lettore &ldquo;allievo&rdquo; pur con tutti gli automatismi, occorre essere sempre vigili, saper intervenire all&rsquo;occorrenza; l&rsquo;ultima decisione spetta sempre all&rsquo;uomo.</p>
<p>	Per rientrare in rotta c&rsquo;era un altro modo di operare?</p>
<p>	S&igrave;. Lo chiamiamo il nuovo Track (congiungente nave &ndash; WP). Finita la manovra di evasione dalla nave incrociante, lasciata la nave al di l&agrave; del traverso, attivando il comando go to wp rimane la possibilit&agrave; di poter trasferire un eventuale nuovo Track : se avessi dovuto cambiare nuovamente rotta per un&rsquo;eventuale altra manovra, con il sistema in Heading Mode o in Course Mode, il nuovo Track si sposta con la nave stessa ed al termine della manovra di rientro &egrave; pronto a indirizzare la nave sul punto di accostata (WP) in Track Mode con il to wp. Occorre dire che tale procedura non deve far dimenticare che il nuovo Track non &egrave; stato pianificato (non &eacute; pianificabile, ovviamente); in altre parole esso ignora quei pericoli o assistenze alla navigazione (bassi fondali, scogli affioranti, schemi di separazione del traffico, etc.) che possono presentarsi ora, per la nuova posizione della nave.</p>
<p>	In alternativa poteva essere impiegato il Course Mose ?</p>
<p>	Certamente. Pu&ograve; essere utilizzata per rientrare in rotta (prima dell&rsquo;arrivo al WP) seguendo una rotta scelta e impostata dall&rsquo;ufficiale di guardia, senza l&rsquo;incombenza di dover considerare lo scarroccio e la deriva, in quanto il sistema calcoler&agrave; la prora gyro corrispondente. Questa funzione pu&ograve; essere utilizzata anche quando l&#39;ufficiale ha la necessit&agrave; di riportarsi il pi&ugrave; presto possibile in rotta e contemporaneamente mantenersi a distanza di sicurezza dai gi&agrave; ricordati pericoli alla navigazione: bassi fondali, scogli, relitti&hellip;</p>
<p>	MS &ldquo;Azzurro d&rsquo;Italia &rdquo; ; Gennaio 2006</p>
<p style="text-align: center;"><img alt="240_0_190196_56467" class="aligncenter size-full wp-image-84" height="138" src="http://www.quadernimarinari.it/wp-content/uploads/2010/02/240_0_190196_56467.jpg" title="240_0_190196_56467" width="240" /></p>
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		<title>Il canale di Kiel</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Feb 2010 23:00:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letture Moderna]]></category>

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		<description><![CDATA[A cura del Primo Ufficiale Capitano L.C. Edgardo COSSU Generalit&#224;. Il Canale artificiale di Kiel &#232; conosciuto anche come NORTH &#8211; OSTSEE &#8211; KANAL; ha inizio a Brunsb&#252;ttel, attraversa con orientamento N-E (circa), le regioni settentrionali tedesche Schleswig-Holstein confinanti con la Danimarca, per raggiungere e collegarsi con il porto tedesco di Kiel, nel Mar Baltico. [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>A cura del Primo Ufficiale Capitano L.C. Edgardo COSSU</p>
<p>	Generalit&agrave;. Il Canale artificiale di Kiel &egrave; conosciuto anche come NORTH &#8211; OSTSEE &ndash; KANAL; ha inizio a Brunsb&uuml;ttel, attraversa con orientamento N-E (circa), le regioni settentrionali tedesche Schleswig-Holstein confinanti con la Danimarca, per raggiungere e collegarsi con il porto tedesco di Kiel, nel Mar Baltico. E&rsquo; percorribile in entrambi i sensi, contemporaneamente.</p>
<p>	Il canale ha una lunghezza di circa 100 km con una larghezza massima, in superficie, di 162 m, sul fondo la larghezza &egrave; 90 m. ; la profondit&agrave; al centro del canale &egrave; 11 metri. Ogni anno circa 40.000 navi tra grandi e piccole passano attraverso di esso. Il passaggio permette un notevole risparmio di cammino per le navi che devono entrare ed uscire dal Baltico.<br />
	<span id="more-79"></span><br />
	La distanza che si risparmia in un viaggio da Dover a Stoccolma attraverso Kiel e&rsquo; di 190 miglia; non poche, considerando consumi e tempo.</p>
<p>	Premessa storica. Nel 1887 il Kaiser Guglielmo I (Wilhelm I), diede il via ai lavori di realizzazione del canale di Kiel per l&#39;esigenza strategica di mettere in comunicazione in modo rapido e sicuro il Mare del Nord con il Mar Baltico. Venne aperto la prima volta nel 1895 dal Kaiser Wilhelm II, completato in solo otto anni con un costo di 156 milioni di marchi di allora. Da allora il canale e&rsquo; stato modificato pi&ugrave; volte fino ai giorni nostri in cui vengono usati sistemi computerizzati, altamente tecnologici, che servono a gestire il traffico ed il complesso delle chiuse. Il livello dell&rsquo;acqua dolce del canale &egrave; elevato di poche decine di centimetri rispetto al livello del mare.</p>
<p>	Le chiuse mantengono costante il livello dell&rsquo;acqua nel canale; cos&igrave; il livello non &egrave; particolarmente influenzato dalle maree.</p>
<p>	Nel Trattato di Pace di Versailles del 28 giugno 1919 fu stabilito che &ldquo;il Canale e le sue vicinanze dovessero essere lasciate libere e aperte alle navi mercantili e da guerra di tutte le Nazioni in pace con la Germania, a condizioni di completa parit&agrave;&quot;.</p>
<p>	Il Canale di Kiel &egrave; un transito internazionale inoffensivo, ma ogni nave deve sottostare a controlli doganali e di Polizia.</p>
<p>	Le caratteristiche del Canale. Grazie alle nuove tecnologie, oggi il Canale di Kiel pu&ograve; essere attraversato in circa otto ore, traffico permettendo, con velocit&agrave; non superiore a 8 nodi.</p>
<p>	Il canale e&rsquo; delimitato da due entrate , quella occidentale, &ldquo;Brunsb&uuml;ttel&ldquo;, sul fiume Elba e quella oruentale, &ldquo;Holtenau&rdquo;, in prossimit&agrave; del fiordo di Kiel. Entrambe le entrate hanno 4 chiuse (due chiuse sono di recente ricostruzione) lunghe 310 m e larghe 42 m; sono dotate di tre porte, due alle estremit&agrave; ed una nel centro; quest&rsquo;ultima pu&ograve; essere utilizzata sia come riserva sia per navi di dimensioni ridotte. Il tempo di permanenza e spostamento nella chiusa e&rsquo; di circa 45 minuti. Le altre, di pi&ugrave; antica fattura, ma ancora funzionanti, sono lunghe 125 m e larghe 22. Possono essere superate in 25 minuti. Dopo l&rsquo;ingresso della nave in una delle chiuse, viene sbarrata (&ldquo;chiusa&rdquo;) la porta; viene pompata acqua per portare la nave al livello del canale. Si apre la porta opposta e la nave entra nel canale.</p>
<p>	Ben 10 ponti e due tunnel: uno stradale e l&rsquo;altro pedonale presso la citt&agrave; di Rendsburg al km 65mo (dir&ograve; pi&ugrave; avanti le mie impressioni paesaggistiche). Ponti, viadotti e tunnel attraversano, sopra e sotto, il canale. Il pi&ugrave; antico viadotto, del 1893, &egrave; quello ferroviario di Levensau, al chilometro 93mo dall&rsquo;ingresso sud &#8211; occidentale.</p>
<p>	Quattordici traghetti, alcuni dei quali teleferici, (cio&egrave; movimentati da cavi) attraversano il canale collegando alcune strade principali delle due sponde.</p>
<p>	La massima luce (air draft), per il transito nel canale, e&rsquo;40 metri. Il pescaggio consentito &egrave; deducibile da una tabella allegata, in base alla lunghezza nave. Per navi inferiori a 160 m il massimo tirante &egrave; m 9.50; per navi superiori ad 160 m si usa un diagramma da cui si trae il valore del pescaggio massimo.</p>
<p>	Massima lunghezza consentita: 235 m, ad un pescaggio di 7 m e larghezza 32.5 m.</p>
<p>	Procedura per il passaggio del Canale. Seguiamo una nave nel transito da Sud-Ovest (Mare del Nord) verso Est (Mar Baltico (eastbound). Ventiquattro ore prima dell&rsquo;arrivo a Brunsb&uuml;ttel il Comando della nave deve contattare l&rsquo;agenzia inviando informazioni sulle caratteristiche della nave, pescaggio massimo all&rsquo;arrivo, conferma dell&rsquo;ETA all&rsquo;imbarco del pilota a ELBA 1 per il transito verso il Baltico. 12 / 6 / 2 ore prima dell&rsquo;arrivo della nave deve essere confermato o aggiornato ETA.</p>
<p>	All&rsquo;ingresso nelle acque territoriali tedesche, per evitare multe comminabili dalle autorit&agrave;, deve essere notificata la posizione nave a Wilhelmshaven Center, con VHF (canale 16 o 80): se la nave sta navigando nello schema di separazione traffico Terschelling German bight, passando al traverso delle boe luminose TG13/TG17; se la nave sta navigando nello schema German bight western approches va data la posizione al traverso delle GW7/GW9.</p>
<p>	In prossimit&agrave; della boa &ldquo;Racon sea buoy&rdquo; ELBA1 c&rsquo;&egrave; la stazione piloti, che e&rsquo; un grosso catamarano; la pilotina si sgancia da esso e viene sotto bordo per l&rsquo;imbarco del pilota fluviale (river pilot), il quale porta la nave dalla foce, lungo un percorso di 40 miglia sul fiume Elba, fino alla chiusa, per l&rsquo;imbocco del canale.</p>
<p>	La navigazione nel fiume Elba si svolge con governo manuale sotto la supervisione del pilota e del comandante; l&rsquo;ufficiale di guardia &egrave; sempre pronto sulle macchine per eventuali ordini di riduzioni di velocit&agrave;. In questo tratto il traffico di navi pu&ograve; essere intenso in quanto l&rsquo;Elba &egrave; via obbligata per le navi che provengono o sono dirette verso porti importanti come Amburgo e Cuxhaven (equidistante, circa, fra la foce del fiume Elba e le chiuse di Brunsb&uuml;ttel). Pertanto si deve seguire lo schema di separazione .Altra caratteristica di questo passaggio &egrave; la presenza di forti correnti di flusso e riflusso (ebb and flow); si consultano le tavole delle correnti marea. Ad 1 miglio circa dalle chiuse di Brunsb&uuml;ttel, avviene il cambio del pilota sbarca il river pilot ed imbarca il pilota del canale di Kiel. Per l&rsquo;imbocco nella chiusa le navi di lunghezza superiore a 180 m hanno l&rsquo;obbligo del rimorchiatore; il suo compito principale &egrave; quello di &ldquo;tenere&rdquo;, con la cima, la poppa della nave, specialmente in presenza di vento. I thruster aiutano a mantenere la nave sull&rsquo;asse della chiusa e, una volta dentro, a facilitare l&rsquo;accosto alla sponda. Il personale addetto ai posti di manovra &egrave; pronto al recupero dell&rsquo;heaving line che gli ormeggiatori lanciano a bordo una volta passati i cavi e gli spring sulle bitte. Dopo l&rsquo;ormeggio single up (come specificher&ograve; pi&ugrave; avanti:v.la segnaletica) la porta verr&agrave; chiusa.</p>
<p>	Le operazioni doganali avvengono durante la sosta nella chiusa; al comandante della nave verranno richiesti i certificati di stazza e di bordo libero, ed inoltre una copia della lista equipaggio e passeggeri (passanger and crew list, per navi passeggeri) da consegnare all&rsquo;Ufficiale addetto all&rsquo;Immigrazione (Immigration Officer). Prima dell&rsquo;uscita dalla chiusa le autorit&agrave; rilasceranno al comandante la &ldquo;libera pratica&rdquo; .Viceversa, venendo dal Baltico per arrivare nel Mare del Nord, quando si entra nelle acque territoriali tedesche bisogna notificare ai piloti la posizione della nave, sul canale 14 o 16, due ore prima di arrivare al faro di Kiel.</p>
<p>	Sar&agrave; cura del comando della nave informare l&rsquo;agenzia continuamente: ETA all&rsquo;imbarco del pilota, caratteristiche della nave, in particolare il pescaggio all&lsquo;arrivo; il pilota imbarcher&agrave; appena dopo il transito al traverso del faro di Kiel. La navigazione procede nel fiordo di Kiel fino alle chiuse di Holtenau.</p>
<p>	In entrambi i versi ??? della traversata del canale ??? (penso che sia opportuna questa specificazione), &egrave; obbligatorio il pilota per navi superiori a 90 m con larghezza maggiore di 13 m; per navi lunghe pi&ugrave; di 100 m con pescaggio profondo pi&ugrave; di 6.1 metri e&rsquo; obbligatorio anche il timoniere specializzato, generalmente uno del canale, per il transito; a volte salgono due timonieri che si intercanbiano per determinate tratte.</p>
<p>	Non imbarcano il pilota del canale quelle navi comandate da Capitani abilitati e di lunga esperienza di transiti.</p>
<p>	La Segnaletica. Si procede con pilota a bordo verso la chiusa rispettando la segnaletica: luce verde intermittente d&agrave; via libera per entrare in chiusa, fanale rosso intermittente segnala l&rsquo;attesa, bianco &#8211; rosso intermittenti: preparazione chiusa in corso, fanale verde ed a lato uno bianco intermittenti indicano il lato di ormeggio. In caso di nebbia, entrando nel canale, si attivano particolari segnali acustici per indicare quale delle due chiuse dovr&agrave; essere utilizzata: un fischio di 3 secondi ogni 7 s. significa che dovr&agrave; essere utilizzata la chiusa di dritta, per entrare in quella di sinistra c&rsquo;&egrave; il segnale di gruppo: due fischi di 2 s. intervallati da 1 s. (caratteristica: 5 secondi). L &lsquo;ausilio del rimorchiatore per l&lsquo;entrata in chiusa &egrave; obbligatorio se la nave appartiene al gruppo 6 (di cui dir&ograve;). Una volta dentro, la nave si ormeggia con un cavo ed uno spring a prora, un cavo ed uno spring a poppa (single up).</p>
<p>	Il traffico nel Canale. Il canale &egrave; navigabile in entrambi i sensi contemporaneamente. Tramite informazioni visuali due stazioni coordinano il flusso di traffico, controllano le soste nelle chiuse o nelle aree laterali (siding area); si servono delle informazioni che giungono tramite AIS transponder o direttamente su VHF. Il canale e&rsquo; dotato di 12 aree laterali -siding area- , larghe per dare alla nave la possibilit&agrave; di attracco; facendo cos&igrave; possono sfilare le navi avanzanti che procedono in direzione opposta.</p>
<p>	Le procedure di passaggio nelle aree laterali (siding area) prevedono l&rsquo;osservanza della segnaletica luminosa all&rsquo;ingresso: un fanale con rapidi lampi (flash) rossi significa che l&rsquo;entrata &egrave; proibita; una luce verde intermittente significa passaggio ininterrotto, una luce bianca intermittente per dire che il passaggio pu&ograve; essere interrotto per uno o pi&ugrave; gruppi di traffico, una luce bianca isofase indica che il passaggio a breve sar&agrave; libero per uno o pi&ugrave; gruppi di traffico. La partenza e&rsquo; proibita, per navi dei gruppi 5 e 6, se sono mostrate due luci rosse ed una bianca intermittenti.</p>
<p>	Il regolamento prevede: se la somma dei gruppi appartenenti a due navi naviganti in controcorsa e&rsquo; pi&ugrave; di 6, tali navi sono obbligate ad incontrarsi nelle siding area .</p>
<p>	Dove la nave pu&ograve; fermarsi e rimanere o sui cavi o sui bow trowster oppure, come avviene pi&ugrave; sovente, navigare con velocit&agrave; ancora pi&ugrave; ridotta e manovrando con molta accortezza tenendo conto degli effetti di bank suction e bank cashion, riflettendo quando allargarsi dalla nave in avvicinamento, per poi accostare dalla parte opposta (come ben spiegato sul libro di Manovra di Petronzi e V.Formisano).</p>
<p>	Il sorpasso e&rsquo; permesso al di fuori delle aree laterali solo se la somma dei gruppi di traffico appartenenti alle due navi non supera il numero 5. Le navi che appartengono ai gruppi 4,5,6 non possono effettuare sorpassi. Per tutte le navi e&rsquo; assolutamente vietato il sorpasso in punti stretti ed in prossimit&agrave; di curve cieche. La richiesta di sorpasso oltre ad essere inoltrata via VHF viene avanzata anche con i segnali acustici</p>
<p>	Le navi di gruppo 1 e 2 per sorpassare dovranno emettere: un fischio lungo due brevi ed uno lungo. Le navi dei gruppi 3, 4, 5 e 6 emetteranno un fischio lungo due brevi e due lunghi. La nave che precede per dare il consenso al sorpasso sul lato sinistro emetter&agrave; un fischio lungo uno breve ed uno lungo , per consenso a dritta un fischio lungo uno breve uno lungo e due brevi; nel caso dovesse rifiutare di essere sorpassata emetter&agrave; un fischio lungo e quattro brevi.</p>
<p>	In caso di visibilit&agrave; ridotta le navi che procedono verso ovest emettono un fischio lungo, quelle che procedono verso est due fischi lunghi.</p>
<p>	Impressioni personali. Appena ha inizio il transito in questa importante via d&rsquo;acqua del Nord Europa, si avverte una sensazione insolita, difficile da definire. Il paesaggio che si pu&ograve; ammirare, durante la navigazione, &egrave; mutevole, sempre affascinante. A volte la nave si trova in mezzo a verdi campi dove si vedono mucche libere di pascolare, anche vicino alle sponde. Si lascia la campagna per infilarci in fitte e primitive foreste. Interessante anche il transito davanti a graziose case isolate o a linde e belle cittadine, quale Rendsburg al km 65mo , dove le chiese ed i palazzi pi&ugrave; grandi elevano al cielo le loro caratteristiche guglie dai riflessi architettonici dello stile gotico &#8211; tedesco.</p>
<p>	L&rsquo;attivit&agrave; del canale con navi che vanno e vengono, i traghetti trainati o liberi che incrociano, l&rsquo;intenso traffico automobilistico sui ponti che si susseguono durante le otto ore di passaggio nel canale, danno alla mia memoria un lampo, un flash di un film gi&agrave; &ldquo;visto&rdquo;, una reminiscenza storica: qui siamo nella terra della famosa Lega Anseatica: Hansa, comprendente la vecchia citt&agrave; di Lubecca, le citt&agrave; di Brema e Stade che nel XIV&deg; secolo si allearono per proteggere i loro fiorenti commerci marittimi e terrestri dalla minaccia concorrenziale del nascente espansionismo mercantile delle citt&agrave; fiamminghe e olandesi (Bruges, Amsterdam&hellip;).</p>
<p>	Considerazioni tecniche e nautiche. Il timoniere specializzato conduce la nave attraverso il canale sotto la supervisione del pilota seguendo l&lsquo;andamento della prora, contrastando gli effetti a cui la nave e&rsquo; soggetta nella navigazione in canali, cio&egrave; gli effetti di bank suction, bank cashion e squat.</p>
<p>	Il pilota deve tenere conto delle qualit&agrave; evolutive della nave. Ha in mente i tempi d&rsquo;inerzia prima che la nave senta il timone o il cambiamento di marcia della motrice, il valore del radius di evoluzione, la velocit&agrave; di straorzata (rate of turn).</p>
<p>	La profondit&agrave; del canale non &egrave; omogenea, proprio per la forma ad U dell&rsquo;invaso; nei punti laterali i fondali sono inferiori a quello centrale. La perizia nautica tiene conto anche della battuta della poppa (la cosiddetta prediction) in prossimit&agrave; delle curve del canale, per evitare di toccare sul fondo con eliche o timone.</p>
<p>	Non dimentichiamo che sono pronte all&rsquo;uso &ndash;stand by- le eliche di manovra di poppa e di prora &ndash;bow trusther. Il nostromo &egrave; al posto di manovra di prora: con le ancore gi&agrave; sgranate e sul freno, pronto a dare fondo, se arrivasse l&rsquo;ordine del pilota.</p>
<p>	Il colpo d&rsquo;occhio, la prontezza di riflessi, il coraggio di prendere decisioni tempestive (che sono sempre quelle pi&ugrave; difficili), appartengono al bagaglio delle conoscenze e delle doti dell&rsquo;esperto pilota. L&rsquo;errore umano &egrave; sempre un&rsquo;insidia. Il comandante ed il I&deg; Ufficiale sono sul ponte e vigilano continuamente sulla funzionalit&agrave; degli apparati di governo (dalla motrice al timone ai verricelli) e sulla condotta, in generale, della navigazione. Non dimentichiamo che il Comandante rimane il responsabile della spedizione, sempre chiamato in causa, in un&rsquo;emergenza, e ne risponde fino a quando non viene riconosciuto l&rsquo;errore esclusivo del pilota.</p>
<p>	Skagen e Kattegat. Oltre al passaggio di Kiel per entrare nel Mar Baltico (o uscirne) ci sono due opzioni. In entrambi i casi implicano il doppiaggio della penisola danese dello Skagen, per poi navigare nel Kattegat seguendo la rotta raccomandata T. Arrivati al traverso dell&rsquo;isola di Anholt si potr&agrave; decidere, in base al proprio pescaggio, se passare per il Great Bealt continuando a seguire la rotta T oppure passare per the Sound seguendo rotte D e B.</p>
<p>	Le navi che transitano per the Sound e procedono nel Baltico possono transitare per il Canale di Drodgen o di Flintrannan con il pilota a bordo.</p>
<p>	Drodgen, appartenente alla Danimarca, &egrave; dragato fino a 8 metri, pu&ograve; essere utilizzato da navi con pescaggio massimo di m 7.7. La sua vicinanza al fondo pista dell&rsquo;aeroporto di Copenhagen impone l&rsquo;obbligo, alle navi con air draft superiore a 35 metri, di avvisare, via Lingby radio, la torre di controllo di Kastrup mezz&rsquo;ora prima del passaggio.</p>
<p>	Fintrannan, appartenente alla Svezia, &egrave; profondo 8.4 m , ma pu&ograve; essere utilizzato da navi con pescaggio massimo di 7 m; poich&eacute; la rotta passa sotto il ponte di Oresund, , la cui luce minima &egrave; 55 m, le navi di quel pescaggio hanno l&rsquo;air drafti compatibile. Il lungo ponte di Oresund, unito a un tunnel che passa sotto il Canale di Drodgen, collega Danimarca e Svezia</p>
<p>	Bench&eacute; il passaggio attraverso il Great Belt (Store Baelt) allunghi le distanze di ben 130 miglia, esso permette a quelle navi con pescaggi sopra i 7.5 metri (ma non superiori ai 15 m) di poter entrare in Baltico seguendo la rotta T.<br />
	La scelta del Great Belt comporta il passaggio difficile sotto il ponte del Great Belt, attualmente il secondo ponte pi&ugrave; grande del mondo e che unisce le due isole: Fyn e Sjaelland. Tra le citt&agrave; di Nyborg e Halsskov, l&rsquo;unico passaggio consentito &egrave; quello a Est dei due ponti, proprio perch&eacute; risulta essere il pi&ugrave; alto sopra il livello del mare: 65 metri; quindi agibile anche per le grosse navi. Una stazione VTS controlla il traffico durante i passaggi delle navi sotto il ponte, per una navigazione pi&ugrave; sicura.</p>
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